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Dieselterminal mit Kesselwagen bei Dämmerung – Symbolbild für russische Energieexporte und Sanktionen
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Politica internazionale09:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 3 min0 commenti

Diesel-deal e Selenski: cosa cambia l'attacco di Trump

Dopo l'annunciato accordo russo sul diesel, Donald Trump chiede un nuovo presidente a Kiev. La frase mette sotto pressione l'Ucraina, ma non sostituisce né il suo diritto di voto né una strategia di pace.

Donald Trump ha inasprito pubblicamente il conflitto con Wolodymyr Selenski dopo un annunciato accordo sul diesel con la Russia. Secondo l'agenzia di stampa AP, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che l'Ucraina dovrebbe avere un nuovo presidente, in grado di raggiungere un'intesa con Mosca. La frase ha un peso politico notevole. Non cambia però l'ordinamento costituzionale ucraino, né risponde alla domanda centrale: quale contropartita ottiene l'Ucraina se la Russia viene alleggerita economicamente?

Il punto di partenza è il contratto di fornitura di diesel russo annunciato da Trump. AP ha riferito di oltre 300'000 tonnellate iniziali e di ulteriori consegne. L'intesa segna un netto allontanamento dalla linea americana seguita finora, volta a limitare le esportazioni energetiche russe. Secondo Axios, Selenski ha criticato il passo definendolo ingiusto e disonesto. Sabato, dopo un colloquio con il presidente finlandese Alexander Stubb, l'ufficio presidenziale ucraino ha parlato di una nuova sfida rappresentata dalle entrate aggiuntive della Russia dai prodotti petroliferi.

Cosa è documentato – e cosa no

Documentato è che: Trump ha avanzato pubblicamente la richiesta di un nuovo presidente ucraino; l'Ucraina critica l'ampliamento delle entrate energetiche russe; e la disputa cade in una fase di contatti diplomatici in corso. Non è invece documentato che Washington disponga di un meccanismo giuridico per rimuovere la leadership ucraina, né che un accordo sul diesel porti automaticamente a una svolta verso il cessate il fuoco.

Questa distinzione è importante. Nella retorica politica «un nuovo presidente» può suonare come un piano concreto. Dal punto di vista giuridico, però, decide soltanto l'Ucraina. La sua costituzione prevede l'elezione del presidente da parte dei cittadini. Inoltre, sotto la legge marziale vigente le elezioni sono sospese. Nella sua analisi sul paese, le Nazioni Unite richiamano i problemi pratici e giuridici: milioni di persone sono sfollate o all'estero, parti del paese sono insicure o occupate, e un voto libero ed equo sarebbe possibile solo in condizioni straordinariamente difficili.

Pressione su Kiev, segnale a Mosca

Sul piano politico, l'uscita di Trump può comunque avere conseguenze. Sposta l'attenzione dalla guerra d'aggressione russa alla disponibilità di Kiev a negoziare. Ciò può accrescere la pressione sulla leadership ucraina affinché limiti gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe o faccia concessioni più rapide nei colloqui. Allo stesso tempo, un allentamento delle restrizioni in ambito energetico invia un segnale a Mosca: le esportazioni di energia restano una leva, anche finché la guerra continua.

Resta aperto se questo approccio aumenti le possibilità di negoziato. I sostenitori potrebbero argomentare che prezzi del diesel più bassi e incentivi economici creino spazio per la diplomazia. I critici ribattono che entrate russe aggiuntive potrebbero finanziare la guerra e indebolire la posizione negoziale di Kiev. Le informazioni finora note non contengono alcuna contropartita russa confermata pubblicamente, come un arresto verificabile degli attacchi o una tabella di marcia vincolante per i negoziati.

Perché la Svizzera dovrebbe guardare con attenzione

Per la Svizzera non si tratta soltanto del rapporto tra Washington e Kiev. Un cambiamento della prassi internazionale in materia di sanzioni riguarda anche la politica energetica e di sicurezza europea. Nelle sue misure contro la Russia, Berna si orienta strettamente all'Unione europea, ma decide in modo autonomo. È quindi rilevante se i partner occidentali si allontanino ulteriormente tra loro su energia, sanzioni e condizioni di pace.

L'attacco di Trump a Selenski è un intervento politico, non una scelta elettorale. L'accordo sul diesel è un passo economico con conseguenze di politica di sicurezza. Insieme, i due elementi aumentano la pressione sull'Ucraina. Se ne nascerà diplomazia o un nuovo squilibrio non dipende da una frase provocatoria, ma da impegni verificabili, garanzie di sicurezza e dal diritto dell'Ucraina di decidere da sé della propria leadership.

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