Ministro siriano considera colloqui di sicurezza con Israele
Approccio diplomatico nonostante la mancanza di fiducia tra gli Stati

La Siria spera in una rapida ripresa dei colloqui di sicurezza con Israele. Il Ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani ha dichiarato in un'intervista a Reuters che la porta per una soluzione diplomatica rimane aperta. Ha contemporaneamente sottolineato la grande sfiducia tra le due parti e la richiesta siriana di porre fine agli attacchi israeliani.
Colloqui nonostante nuove tensioni
Gli sforzi diplomatici si svolgono in circostanze difficili. Negli ultimi giorni Israele ha nuovamente attaccato obiettivi in Siria. Il 18 agosto è stato bombardato l'aeroporto militare di Abu al-Duhur nella provincia di Idlib. Israele ha giustificato l'attacco con preoccupazioni di sicurezza legate a una possibile presenza militare turca. Siria e Turchia hanno respinto le accuse israeliane.
Pochi giorni dopo, un altro attacco di droni israeliani nel sud della Siria ha colpito un veicolo. Secondo le autorità siriane, i civili sono rimasti feriti. Israele ha dichiarato che l'attacco mirava a una persona che rappresentava una minaccia immediata per i soldati israeliani.
Washington cerca di mediare
Gli Stati Uniti svolgono un ruolo centrale negli sforzi per un accordo di sicurezza. Washington spinge da oltre un anno per un'intesa tra Israele e il nuovo governo siriano sotto il Presidente Ahmed al-Sharaa.
Secondo al-Shaibani, progressi significativi sono stati già raggiunti nei mesi scorsi. Un possibile accordo di sicurezza è stato discusso durante un lungo processo negoziale. Una formula di base era già stata proposta. L'attuazione si è però bloccata.
Al-Shaibani ha sottolineato che la Siria rimane interessata a un accordo. Una de-escalation duratura non può però venire solo da Damasco. Anche Israele deve rivedere la sua politica militare nei confronti della Siria.
Le questioni territoriali restano irrisolte
Tra le questioni più difficili figura la presenza militare israeliana in territorio siriano. La Siria chiede un ritiro di Israele e una soluzione che rispetti la sua sovranità territoriale. Israele, a sua volta, giustifica le sue attività militari con interessi di sicurezza.
Anche le alture del Golan rimangono un punto di contesa centrale. Israele controlla l'area dal 1967 e l'ha successivamente annessa. La comunità internazionale non riconosce questa annessione e considera le alture del Golan prevalentemente territorio siriano.
Un possibile accordo di sicurezza dovrebbe quindi risolvere contemporaneamente diverse questioni: la presenza militare di entrambe le parti, le zone di sicurezza, le questioni di confine e i meccanismi per prevenire ulteriori escalation.
La Turchia diventa un fattore aggiuntivo
Oltre a Israele e alla Siria, anche la Turchia gioca ora un ruolo importante. Ankara sostiene il nuovo governo siriano e partecipa alla ricostruzione delle strutture di sicurezza siriane. Israele, d'altra parte, vede con preoccupazione una maggiore presenza militare turca in Siria.
La disputa sull'aeroporto militare di Abu al-Duhur ha recentemente aggravato queste tensioni. L'inviato speciale degli Stati Uniti, Tom Barrack, ha quindi proposto un meccanismo di de-escalation tra Israele, Siria e Turchia. L'obiettivo sarebbe prevenire incidenti militari e mantenere aperti i canali di comunicazione.
I contatti diretti rimangono possibili
Nonostante l'escalation militare, i contatti diplomatici continuano. Secondo i rapporti sulle recenti tensioni, alti rappresentanti della Siria e di Israele si sono incontrati il 23 agosto per prevenire ulteriori escalation. I colloqui dimostrano che entrambe le parti, nonostante la profonda sfiducia, mantengono aperti i canali di comunicazione.
Un trattato di pace completo è però lontano. L'attenzione si concentra prima sulle questioni di sicurezza e sulla prevenzione di ulteriori scontri militari. Una soluzione politica delle dispute territoriali sarebbe un passo ben più grande.
Quale ruolo potrebbe giocare la Svizzera?
La Svizzera vanta una lunga esperienza nella mediazione e nei cosiddetti "Buoni Uffici". Offre agli Stati, tra l'altro, la possibilità di condurre negoziati su terreno neutro o di agire come mediatore e facilitatore di colloqui.
Un ruolo di mediazione svizzera specifico tra Siria e Israele non è attualmente noto. In linea di principio, la Svizzera potrebbe mettere a disposizione la sua esperienza con la mediazione e i formati di discussione riservati, qualora le parti coinvolte lo desiderassero. I Buoni Uffici svizzeri rimangono tra gli strumenti della politica estera elvetica.
Finestra diplomatica nonostante grandi ostacoli
Gli attuali segnali da Damasco mostrano che la Siria vuole mantenere una soluzione diplomatica, nonostante i recenti attacchi. Allo stesso tempo, la sfiducia reciproca rimane alta. Per fare progressi sarebbero quindi necessarie misure concrete di rafforzamento della fiducia.
Se i colloqui di sicurezza riprenderanno effettivamente dipenderà anche dalla capacità di Israele e Siria di limitare le loro attività militari. Le prossime settimane potrebbero quindi essere decisive per stabilire se dagli attuali contatti si svilupperà un accordo di sicurezza sostenibile.



