
Olimpiadi invernali 2038: il Nazionale apre la strada, ma non assegna i Giochi
Il chiaro sì del Consiglio nazionale è un segnale per i Giochi invernali 2038. L'assegnazione, il finanziamento di dettaglio e le singole sedi non sono però ancora decisi.
Il 1° ottobre il Consiglio nazionale si è schierato in linea di principio a favore dei Giochi olimpici e paralimpici invernali del 2038 in Svizzera. Con 137 voti contro 40 e 14 astensioni ha sostenuto il quadro di massimo 200 milioni di franchi proposto dal Consiglio federale. La decisione è un segnale politico, ma non è né il contributo federale definitivo né l'assegnazione dei Giochi.
Il progetto passa ora al Consiglio degli Stati. Solo se entrambe le Camere daranno il loro assenso, la posizione della Confederazione sarà consolidata sul piano parlamentare. In parallelo, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) decide sulle prossime tappe della procedura. La Svizzera si trova con il CIO in un «dialogo privilegiato» che dura fino al 2027. Un'assegnazione formale per il 2038 resta quindi ancora lontana.
Un progetto decentralizzato
A differenza dei precedenti progetti svizzeri, il concetto punta su più sedi di gara. Sono coinvolti dieci cantoni e 14 comuni. L'attenzione dovrebbe concentrarsi sugli impianti già esistenti; i Giochi non sarebbero dunque un classico progetto di grandi costruzioni in un unico luogo. Questo però non riduce automaticamente la complessità. Trasporti, sicurezza, alloggi, infrastrutture temporanee e il coordinamento tra i cantoni restano compiti centrali.
La Confederazione motiva il proprio impegno con la visibilità internazionale, il sostegno allo sport e l'obiettivo di utilizzare a lungo termine le infrastrutture esistenti. I 200 milioni di franchi previsti vanno intesi come limite massimo per i contributi federali. Non è prevista una garanzia federale contro i disavanzi. È una differenza importante rispetto a dibattiti precedenti: la Confederazione vuole partecipare, ma non coprire ogni futura lacuna di finanziamento.
Un sì non è un lasciapassare
Nel Consiglio nazionale non è stato affatto pacifico stabilire se un progetto di questa portata sia compatibile con il modello federale, la logica della sostenibilità e la disciplina finanziaria. L'ampia maggioranza mostra che i sostenitori ritengono il rischio gestibile. Ma non sostituisce l'esame ulteriore di budget, competenze e contratti concreti.
Anche la questione della partecipazione democratica resta rilevante. Il Consiglio nazionale ha respinto la richiesta di subordinare il progetto a un referendum nazionale. A seconda dell'assetto, potrebbero comunque rendersi necessarie decisioni cantonali o comunali, per esempio se singoli enti promotori o singoli investimenti assumono obblighi finanziari. Il consenso politico a Berna non anticipa nulla delle decisioni locali.
Che cosa deve seguire ora
L'affermazione più forte del Consiglio nazionale non è dunque «I Giochi arriveranno», bensì: la Confederazione è pronta a portare avanti una possibile candidatura entro condizioni finanziarie chiaramente limitate. Ora i promotori devono dimostrare come funziona nella pratica l'approccio decentralizzato e quali costi ricadranno effettivamente sui singoli livelli.
Per lo sport svizzero il progetto può aprire opportunità, per esempio per i giovani talenti, le infrastrutture e la visibilità internazionale. Per chi paga le imposte conta invece se la moderazione promessa sulle nuove costruzioni e sui rischi sarà tradotta in contratti verificabili. Solo da questo dipenderà se un sì politico diventerà un progetto nazionale sostenibile.




