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IA per la partecipazione civica: Lezioni per la Svizzera

Studio internazionale analizza 50 casi d'uso da 22 Paesi, con implicazioni per la democrazia diretta.

KI Bürgerbeteiligung
Bild: OpenAi

Come l'IA potrebbe cambiare la democrazia – e cosa significa per la Svizzera

L'intelligenza artificiale potrebbe rendere la partecipazione politica più semplice, rapida e ampiamente accessibile. Un nuovo studio dell'OCSE e della Bertelsmann Stiftung esamina 50 casi d'uso concreti in 22 Paesi. Questo è particolarmente interessante per la Svizzera: in un sistema politico che si basa fortemente sulla democrazia diretta e sulla partecipazione, l'IA potrebbe creare nuove opportunità, ma anche nuovi rischi per la fiducia, la protezione dei dati e la libera formazione delle opinioni.

L'intelligenza artificiale può aiutare a coinvolgere più persone nei processi politici? E può supportare le autorità nella valutazione di migliaia di pareri o proposte? Uno studio congiunto dell'OCSE e della Bertelsmann Stiftung dimostra che tali applicazioni non sono più solo fantascienza.

Il rapporto dell'OCSE "Artificial Intelligence and the Future of Citizen Participation", pubblicato a giugno 2026, esamina 50 applicazioni concrete da 22 Stati membri e partner dell'OCSE. La Bertelsmann Stiftung ha riassunto i risultati in un Policy Brief.

L'IA è già utilizzata per la partecipazione politica

La ricerca mostra: Governi e altri attori pubblici impiegano già l'IA in varie fasi dei processi partecipativi. Le applicazioni vanno dall'analisi di grandi volumi di opinioni dei cittadini al supporto di singoli partecipanti.

L'OCSE distingue nove aree di applicazione: Information Development, Sense-making, Translation, Transcription, Virtual Assistance, Moderation, Facilitation, Simulation e Participation Architecture. Queste vanno dalla preparazione di informazioni politiche, attraverso traduzioni e trascrizioni, al supporto e alla progettazione di interi processi partecipativi.

Attualmente, i sistemi di IA per l'analisi di grandi volumi di feedback, gli assistenti virtuali e le traduzioni automatiche sono particolarmente diffusi. La tecnologia può così assumere compiti che sarebbero dispendiosi in termini di tempo per le autorità nei grandi processi partecipativi.

Quando migliaia di voci devono essere analizzate

Un esempio viene da Cambridge, nel Regno Unito. Lì è stato utilizzato uno strumento di IA per valutare i contributi qualitativi di una consultazione pubblica. Secondo la Bertelsmann Stiftung, il tempo necessario per la valutazione è stato ridotto di circa il 50 percento.

Anche la Finlandia mostra il potenziale di tali sistemi. Nel 2024, l'agenzia finlandese per l'innovazione Sitra ha utilizzato la piattaforma Polis, basata sull'IA, per la consultazione "What do you think, Finland?". Più di 18.000 persone vi hanno partecipato.

Tali esempi non significano tuttavia che l'IA prenda decisioni politiche. Si tratta piuttosto di supportare l'elaborazione e la strutturazione dei contributi dei cittadini.

Il limite cruciale: l'IA non deve sostituire la democrazia

È qui che entra in gioco un avvertimento centrale dello studio. L'IA può elaborare grandi quantità di dati, riconoscere schemi o preparare informazioni in modo più comprensibile. Tuttavia, la valutazione democratica di queste informazioni rimane un compito umano.

L'OCSE avverte, tra l'altro, di dati distorti, mancanza di trasparenza, risultati errati, problemi di protezione dei dati e una dipendenza eccessiva dai sistemi automatizzati. Anche le cosiddette allucinazioni – informazioni generate dall'IA ma false – possono compromettere la qualità dei processi di partecipazione politica.

Sarebbe particolarmente problematico se i cittadini non potessero più capire come vengono elaborati i loro contributi o quale influenza un sistema di IA abbia sulla valutazione.

Lo studio menziona quindi anche il rischio di esclusione digitale. Chi non ha accesso alle offerte digitali o non sa usare i sistemi di IA potrebbe rimanere indietro rispetto ad altri partecipanti. L'OCSE raccomanda pertanto esplicitamente di offrire alternative a bassa soglia anche per le persone con accesso digitale limitato.

Cosa significa questo per la Svizzera?

Per la Svizzera, la questione è particolarmente rilevante. Quasi nessun altro sistema politico offre ai cittadini così tante opportunità dirette di influenzare le decisioni politiche. Iniziative, referendum, votazioni e varie forme di consultazione fanno parte della vita politica quotidiana.

Tuttavia, lo studio non esamina la Svizzera come un caso a sé. Sarebbe quindi errato dedurre dagli esempi internazionali che le autorità svizzere utilizzino già ampiamente l'IA per i processi di partecipazione politica.

È piuttosto interessante quali opportunità potrebbero emergere dalle esperienze internazionali per la Svizzera.

Il multilinguismo come caso d'uso svizzero

Un esempio ovvio è il multilinguismo. La traduzione automatica è, secondo l'OCSE, una delle applicazioni di IA più diffuse nell'ambito della partecipazione civica. In un Paese con tedesco, francese, italiano e romancio, una tale tecnologia potrebbe fondamentalmente contribuire a ridurre le barriere linguistiche all'accesso.

Anche le grandi consultazioni potrebbero beneficiare dell'IA. Quando migliaia di persone esprimono la loro opinione su un progetto politico, la valutazione manuale può essere molto complessa. L'IA potrebbe ordinare i contributi per tema, evidenziare argomenti ricorrenti o creare riassunti.

Decisivo sarebbe tuttavia che non sia la macchina a decidere quale opinione sia politicamente «importante». La selezione dei criteri, il controllo dei risultati e la valutazione politica dovrebbero rimanere comprensibili e, in ultima analisi, di responsabilità umana.

La Svizzera discute già di IA e democrazia

La questione non è affatto nuova in Svizzera. L'Ufficio federale di giustizia ha già condotto nel 2025 un processo partecipativo per la futura regolamentazione dell'intelligenza artificiale. Sono stati coinvolti rappresentanti della società civile, della politica, dell'economia, della scienza e dell'amministrazione.

Le possibili ripercussioni dell'IA sulla democrazia sono anche esplicitamente tematizzate dalle autorità svizzere. Nei documenti dell'Ufficio federale di giustizia, vengono menzionati tra i rischi la disinformazione, i deepfake, il targeting politico e i possibili effetti sulla libera formazione delle opinioni.

Allo stesso tempo, la Confederazione sta lavorando a una regolamentazione generale dell'IA. L'Ufficio federale di giustizia dovrebbe elaborare un progetto per la consultazione entro la fine del 2026. Al centro vi sono, tra l'altro, trasparenza, protezione dei dati, non discriminazione e vigilanza.

Un possibile vantaggio del federalismo svizzero

La struttura federale della Svizzera potrebbe essere un vantaggio nella sperimentazione di tali tecnologie. Comuni e Cantoni potrebbero inizialmente testare nuove forme di partecipazione digitale in progetti limitati, acquisire esperienza e sviluppare da esse regole per un impiego futuro.

La Svizzera sta già accumulando esperienza anche in altre procedure politiche digitali. La Confederazione e i Cantoni, ad esempio, testano il voto elettronico dal 2004. Finora sono stati condotti più di 300 esperimenti. Si applica esplicitamente il principio «sicurezza prima della velocità».

Questo principio potrebbe valere anche per l'uso dell'IA nei processi di partecipazione politica: non la velocità della tecnologia sarebbe decisiva, ma la questione se essa migliori effettivamente i processi democratici e se fiducia e tracciabilità rimangano intatte.

Tre condizioni per l'impiego dell'IA

L'OCSE riassume le sue raccomandazioni essenzialmente in tre aree: Guardrails, Enablers e Public Engagement.

Innanzitutto, sono necessarie linee guida chiare. I cittadini devono sapere quando e come viene utilizzata l'IA. La protezione dei dati, la trasparenza e la non discriminazione devono essere garantite.

In secondo luogo, le autorità devono possedere le conoscenze necessarie. I dipendenti devono comprendere le possibilità e i limiti dei sistemi di IA e come i loro risultati possono essere controllati.

In terzo luogo, i cittadini stessi dovrebbero essere coinvolti nello sviluppo e nella progettazione di tali sistemi. L'IA per la democrazia non dovrebbe quindi essere sviluppata solo da autorità o aziende tecnologiche. Coloro che in seguito interagiranno con essa dovrebbero avere voce in capitolo nella sua configurazione.

La vera domanda non è uomo o macchina

Lo studio dell'OCSE e della Bertelsmann Stiftung non dipinge un quadro di una prossima democrazia basata sull'IA, né chiede un'automazione completa dei processi politici. Il suo approccio è nettamente più sobrio.

L'IA può essere utile laddove oggi le persone incontrano limiti – ad esempio nell'elaborazione di grandi quantità di informazioni, nelle traduzioni o nell'organizzazione di processi partecipativi complessi. Allo stesso tempo, sorgono nuovi rischi se la tecnologia viene impiegata in modo non trasparente o se le persone le attribuiscono troppa responsabilità.

Per la Svizzera potrebbe così emergere una prospettiva interessante: l'IA potrebbe contribuire a rendere la partecipazione politica più accessibile ed efficiente, senza automatizzare la decisione stessa.

Conclusione

L'intelligenza artificiale probabilmente non sostituirà la partecipazione politica. Potrebbe però cambiare come le persone vengono ascoltate e come le autorità gestiscono grandi volumi di feedback politici.

Gli esempi internazionali mostrano che la tecnologia è già in uso. Le esperienze di Gran Bretagna e Finlandia evidenziano come l'IA possa fornire un supporto significativo nella valutazione e organizzazione dei processi partecipativi. Allo stesso tempo, l'OCSE avverte di distorsioni, mancanza di trasparenza, problemi di protezione dei dati ed esclusione digitale.

Per la Svizzera si presenta così un'opportunità, ma anche una sfida di politica statale. In una democrazia diretta, non solo la partecipazione deve essere il più semplice possibile. Deve anche rimanere comprensibile come dalle voci dei cittadini emergano intuizioni politiche.

La questione decisiva non sarà quindi se l'IA debba essere usata nella democrazia. Decisivo sarà a quali condizioni possa essere impiegata – e chi alla fine ne sia responsabile.

Fonti

  • OCSE: Artificial Intelligence and the Future of Citizen Participation: Typology of Applications, Opportunities and Challenges for Democratic Innovation, 30 giugno 2026.
  • Bertelsmann Stiftung: Policy Brief 07/2026: Artificial Intelligence and the Future of Citizen Participation, 19 agosto 2026.
  • Bertelsmann Stiftung: Comunicato stampa «L'intelligenza artificiale può rafforzare la partecipazione civica», 26 agosto 2026.
  • Ufficio federale di giustizia: Processo partecipativo sulla regolamentazione dell'IA in Svizzera.
  • Cancelleria federale: Informazioni sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale in Svizzera.
  • Cancelleria federale: Voto elettronico – Esperienze con le procedure elettroniche per i diritti politici.

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