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Meta sotto pressione: accordo da 18 miliardi negli USA – cosa fa la Svizzera?

Protezione dei giovani e algoritmi al centro del dibattito

Meta
Bild: open AI

Mentre gli USA mettono sotto pressione Meta per la gestione degli utenti giovani, la Svizzera elabora nuove regole per le grandi piattaforme online. Al centro vi sono la protezione dei minori, gli algoritmi e maggiore trasparenza.

La Svizzera intende regolamentare maggiormente le grandi piattaforme di social media. Il Consiglio federale ha presentato un progetto preliminare per la Legge federale sulle piattaforme di comunicazione e sui motori di ricerca (KomPG). La consultazione è terminata il 16 febbraio 2026. L'ulteriore iter legislativo è ancora da definire.

Sarebbero interessate principalmente le piattaforme e i motori di ricerca di grandi dimensioni. Secondo il progetto preliminare, sono considerati «molto grandi» i servizi utilizzati in media mensilmente da almeno il dieci percento della popolazione residente permanente in Svizzera – attualmente circa 900'000 utenti.

Per questi fornitori sono previste, tra l'altro, maggiore trasparenza nella rimozione di contenuti e nel blocco di account, possibilità di ricorso interno, disposizioni per la pubblicità e maggiore trasparenza nei sistemi di raccomandazione. Anche le autorità e i ricercatori dovrebbero ottenere accesso ai dati delle piattaforme a determinate condizioni.

La pressione internazionale aumenta

Meta, la società madre di Facebook e Instagram, ha registrato entrate pubblicitarie record l'anno scorso: 196,2 miliardi di dollari USA, equivalenti a 168,3 miliardi di euro. Lo riporta la Deutsche Welle.

All'inizio di agosto, 29 Stati federali degli Stati Uniti, tra cui California, Colorado e New Jersey, hanno presentato una causa contro Meta. Accusano l'azienda di progettare intenzionalmente le sue piattaforme in modo da creare dipendenza nei giovani utenti. Poco dopo è stato annunciato un accordo: Meta pagherà fino a 18 miliardi di dollari USA a 47 Stati federali, al Distretto di Columbia e ai territori USA. Con il Texas è stato raggiunto un accordo separato di 1 miliardo di dollari USA.

Camille Carlton del Center for Humane Technology chiede requisiti più severi: «Aziende di questa portata, che hanno così tanta influenza sulla vita delle persone, devono rispettare standard di sicurezza fondamentali. Questa idea non è radicale. È lo stesso standard che applichiamo ad altri prodotti come automobili, medicinali e giocattoli per bambini.»

La protezione dei giovani diventa un punto centrale di controversia

A livello globale, i governi stanno inasprendo le regole per i social media. Australia, Indonesia, Brasile e Malesia hanno già introdotto divieti o restrizioni severe per i bambini. Negli USA, il Kids Online Safety Act (KOSA) sta guadagnando sostegno. Esso prevede impostazioni di sicurezza più rigorose per i minori.

Anche in Svizzera la protezione dei bambini e dei giovani è ora una parte importante del dibattito. La Commissione federale per l'infanzia e la gioventù (CFIG) rifiuta i divieti generalizzati sui social media. Chiede invece regole chiare, competenze mediatiche e una maggiore responsabilità degli operatori delle piattaforme.

Nel suo parere sul KomPG, la CFIG chiede di ancorare esplicitamente la protezione dell'infanzia e della gioventù nella legge. Le piattaforme dovrebbero adottare misure di protezione concrete per i minori. La Commissione menziona, tra l'altro, sistemi di segnalazione adeguati all'età, protezione della privacy, misure di sicurezza, valutazioni regolari dei rischi e un migliore accesso dei ricercatori indipendenti ai dati delle piattaforme.

Cosa succede con gli algoritmi?

Una delle questioni cruciali riguarda i sistemi di raccomandazione. TikTok, Instagram, YouTube e altre piattaforme decidono, con l'aiuto di algoritmi, quali contenuti gli utenti vedranno successivamente.

Il progetto preliminare svizzero non intende semplicemente vietare questi sistemi. Prevede piuttosto obblighi di trasparenza. Le piattaforme dovrebbero rendere noti i parametri più importanti dei loro sistemi di raccomandazione e la loro ponderazione. Inoltre, per ogni sistema di raccomandazione, dovrebbe essere offerta almeno un'opzione che non si basi sulla profilazione.

Si tratta quindi di una questione fondamentale: quanta influenza dovrebbero avere le aziende private di piattaforme sulle informazioni che le persone vedono – e su quanto tempo rimangono su una piattaforma?

La Svizzera non opta per un divieto generalizzato

È proprio qui che la discussione svizzera si differenzia da alcune richieste internazionali. La CFIG non considera i divieti generalizzati per bambini e adolescenti una soluzione sufficiente. Sostiene che tali divieti possono limitare importanti opportunità di apprendimento e partecipazione digitale. Invece, sia i bambini e i genitori sia le piattaforme dovrebbero assumersi maggiori responsabilità.

Allo stesso tempo, la Commissione vede gli algoritmi in modo critico. La logica orientata al mercato delle piattaforme mira a catturare l'attenzione e a massimizzare il tempo di utilizzo. Per questo sono necessari obblighi di trasparenza vincolanti e chiare disposizioni legali.

Un lungo cammino

La Svizzera ha quindi sul tavolo un progetto di legge concreto, ma non ancora una nuova legge. Dopo la conclusione della consultazione, il Consiglio federale dovrà elaborare ulteriormente il progetto prima che giunga in Parlamento. Molte questioni politiche non sono quindi ancora state decise in via definitiva.

Il confronto internazionale mostra allo stesso tempo quanto sia difficile la regolamentazione delle grandi piattaforme. Mentre negli USA accordi miliardari e procedimenti giudiziari aumentano la pressione su aziende come Meta, la Svizzera cerca di procedere maggiormente attraverso la trasparenza, i diritti degli utenti e la supervisione.

Per gli utenti svizzeri ciò potrebbe diventare percepibile a lungo termine: ad esempio, attraverso maggiori informazioni sul perché determinati contenuti vengono mostrati o rimossi, migliori possibilità di reclamo e maggiore trasparenza nella pubblicità e nei sistemi di raccomandazione.

La questione cruciale non è più se i social media debbano essere regolamentati. Si tratta di quanto lontano possa spingersi la regolamentazione – e chi, in ultima analisi, assicuri che i bambini siano protetti senza limitare inutilmente la libertà di espressione e la partecipazione digitale.

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