
I bombardieri USA lasciano Fairford: conseguenze per la Svizzera
Il rientro è confermato. Le ragioni precise e le conseguenze politiche restano invece solo in parte chiarite.
Tutti i bombardieri statunitensi di stanza a RAF Fairford sono stati riportati alle loro basi di origine negli Stati Uniti. Il Pentagono ha confermato il rientro il 4 ottobre. Il fatto centrale è dunque chiaro. Meno chiaro è perché gli aerei siano stati ritirati proprio adesso e quali conseguenze politiche ne derivino.
La differenza è importante. Nei pressi della base britannica è in corso dal 27 settembre un'inchiesta per terrorismo. La Counter Terrorism Policing britannica ha annunciato diversi arresti dopo segnalazioni di veicoli sospetti vicino a RAF Fairford; il 6 ottobre se ne è aggiunto un altro. La polizia ha precisato al tempo stesso di continuare a esaminare le circostanze, quanto sapessero gli arrestati e un possibile movente. Un arresto non equivale a una condanna.
Che cosa è confermato – e che cosa no
Il Pentagono ha confermato il rientro di tutti i bombardieri impiegati sul posto, senza però indicare una ragione dettagliata né la durata dello schieramento. Sarebbe quindi scorretto presentare il ritiro come una reazione provata a un attacco iraniano, a un attentato sventato o a una rottura tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Allo stato attuale non esiste una conferma ufficiale definitiva per queste letture.
Per l'aeronautica militare statunitense RAF Fairford non è un aeroporto qualsiasi. La base è considerata il sito europeo preferito per il dispiegamento temporaneo di bombardieri strategici. Da lì si possono organizzare missioni, esercitazioni e la cooperazione con i partner della NATO. Proprio per questo ogni spostamento di aerei ha anche un effetto politico: sposta l'attenzione sulla sicurezza delle basi e sui rischi che nascono quando mezzi militari di alto valore vengono impiegati sul territorio di Stati partner.
La lettura politica dovrebbe comunque restare sobria. Il ritiro non dimostra né un indebolimento dell'alleanza né una mancanza di capacità operativa americana. Il Pentagono ha anzi sottolineato che i bombardieri B-1, B-2 e B-52 possono essere impiegati in tutto il mondo anche partendo dagli Stati Uniti. In termini analitici si può quindi dire al massimo questo: il rischio sul sito viene evidentemente rivalutato. Su intenzioni strategiche più ampie non è possibile oggi esprimersi in modo serio.

Che cosa significa per la Svizzera?
Non vi è alcuna conseguenza militare diretta per la Svizzera. La Svizzera non è lo Stato ospitante di RAF Fairford né parte di questa operazione statunitense. L'episodio, tuttavia, non è per i cittadini svizzeri soltanto una notizia militare lontana.
Primo: la situazione di sicurezza in Medio Oriente resta rilevante per chi viaggia dalla Svizzera. Il DFAE continua a sconsigliare i viaggi in Iran e aggiorna costantemente le sue raccomandazioni di viaggio. Secondo: dal 1980 la Svizzera esercita in Iran il mandato di potenza protettrice per gli Stati Uniti. Se le tensioni tra Washington e Teheran aumentano, ciò riguarda dunque anche un canale diplomatico svizzero.
Terzo: i conflitti nella regione possono ripercuotersi sui prezzi dell'energia, sulle rotte aeree e sulle catene di approvvigionamento. Il solo ritiro da Fairford non cambia però né il prezzo della benzina né la situazione di sicurezza in Svizzera. Conseguenze di questo tipo sarebbero da attendersi solo se il conflitto più ampio si inasprisse ulteriormente. Proprio questa distinzione tra fatti confermati e scenari possibili è decisiva nel modo di affrontare l'attuale sviluppo.