
La leadership iraniana minaccia rappresaglie senza confini geografici
Mojtaba Khamenei chiede un ampliamento dei possibili obiettivi. Allo stesso tempo Teheran prosegue i contatti con i mediatori in Qatar.
Secondo fonti iraniane, la Guida suprema dell'Iran Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di reagire immediatamente a nuove minacce e senza limiti geografici. L'annuncio, diffuso sabato 31 ottobre 2026, è rivolto contro gli Stati Uniti e Israele. Nello stesso tempo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha riferito di ulteriori contatti con i mediatori in Qatar.
I due segnali provengono da parti diverse della leadership: Khamenei chiede una deterrenza militare, Araghchi negozia le condizioni per una prosecuzione diplomatica. Nella sua presentazione pubblica Teheran collega così la prospettiva di colloqui alla minaccia di una risposta geograficamente estesa a nuovi attacchi.
Khamenei chiede una lista degli obiettivi aggiornata
L'agenzia iraniana Tasnim ha pubblicato le istruzioni di Khamenei ai vertici dello stato maggiore, dell'esercito e delle Guardie rivoluzionarie. Secondo il testo, la banca dati degli obiettivi militari va ampliata in modo da comprendere i beni materiali e immateriali americani e israeliani. Il testo pubblicato non indica luoghi concreti degli attacchi né una data.
Secondo questa ricostruzione hanno partecipato all'incontro il capo di stato maggiore Ali Abdollahi, il comandante dell'esercito Amir Hatami e il comandante delle Guardie rivoluzionarie Ahmad Vahidi. I comandanti hanno riferito sulla prontezza operativa nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz, nel Golfo di Oman e ai confini nordoccidentali e sudorientali del Paese.
Abdollahi ha poi dichiarato, secondo l'emittente statale iraniana Press TV, che le forze armate hanno preparato un nuovo elenco di possibili obiettivi in uno spazio geografico più ampio. A una nuova aggressione sarà data una risposta più dura. Si tratta di dichiarazioni pubbliche dei vertici militari iraniani; non dimostrano una capacità verificata in modo indipendente di colpire davvero tutti gli obiettivi indicati.
La formulazione lascia volutamente ampio il possibile spazio di una rappresaglia. Da essa non si può dedurre né una minaccia concreta alla Svizzera né un'operazione nuova già avviata. Proprio perché non vengono indicati luoghi degli obiettivi, un elenco di presunti Paesi immediatamente in pericolo sarebbe speculativo.
A Doha proseguono i contatti con i mediatori
Araghchi ha definito lo stesso giorno un passo positivo il tentativo americano di aprire il dialogo. In un'intervista ad Al Jazeera, le cui dichiarazioni sono state riprese da Tasnim, ha detto che la leadership ha esaminato una lettera del vicepresidente americano JD Vance. Un collaboratore del suo ministero si trova in Qatar per proseguire le consultazioni. I mediatori qatarioti e pakistani restano attivi.
Il ministro ha indicato richieste iraniane concrete: un allentamento delle sanzioni imposte dopo un memorandum di Islamabad, meno truppe americane nella regione, nuove eccezioni per le attività petrolifere e lo sblocco dei fondi congelati. Secondo la sua ricostruzione, anche le regole per le rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz fanno parte delle condizioni.
Araghchi ha inoltre parlato di un calendario più breve per la proposta iraniana di riapertura dello Stretto. Non ha però detto nulla su un piano di attuazione comune o sull'accettazione di queste richieste da parte di Washington. Incontri con rappresentanti americani non sarebbero attualmente previsti, ha spiegato. La delegazione a Doha è dunque innanzitutto un contatto con i mediatori, non l'inizio confermato pubblicamente di negoziati diretti tra Usa e Iran.

Il canale svizzero resta riservato
Dal 21 maggio 1980 la Svizzera rappresenta gli interessi degli Stati Uniti in Iran. Nella panoramica Paesi pubblicata il 29 ottobre, il DFAE descrive il mandato come collegamento diplomatico tra i due ministeri degli Esteri e come servizio consolare e amministrativo per i cittadini americani.
Il mandato esiste accanto ad altre vie di mediazione. Il fatto che Teheran citi attualmente Qatar e Pakistan non dice quindi nulla sul contenuto di eventuali comunicazioni svizzere. Il DFAE dichiara espressamente di non fornire informazioni sulle attività concrete del mandato di potenza protettrice per ragioni di riservatezza. Per i contatti più recenti non esiste dunque alcuna conferma pubblica di un coinvolgimento svizzero.
Quanto la situazione di sicurezza possa limitare il lavoro sul posto è emerso in primavera: l'ambasciata svizzera è stata chiusa temporaneamente l'11 marzo. Il 24 aprile il DFAE ha annunciato la ripresa graduale dopo un'analisi dei rischi e consultazioni con l'Iran e gli Stati Uniti. La Sezione degli interessi stranieri indica la riapertura al 3 maggio.
Resta quindi il fatto che la trasmissione diplomatica e l'assistenza pratica sul posto dipendono da presupposti diversi. Per i prossimi colloqui a Doha Araghchi indica per ora soprattutto le condizioni iraniane. Un accordo comune su quale parte debba compiere per prima quale passo non è stato annunciato.
Fonti
- DFAE: relazioni bilaterali Svizzera–Iran, stato al 29 ottobre 2026
- DFAE: situazione in Medio Oriente e canale di comunicazione svizzero
- Ambasciata di Svizzera: Sezione degli interessi stranieri
- Tasnim: istruzioni pubblicate di Khamenei del 31 ottobre
- Press TV: dichiarazione del capo di stato maggiore Abdollahi
- Tasnim: le dichiarazioni di Araghchi nell'intervista ad Al Jazeera
- Al Jazeera: intervista ad Abbas Araghchi del 31 ottobre
- Wikimedia Commons: Torre Azadi di Ali Sajadi
- Licenza: CC BY-SA 4.0
- Wikimedia Commons: Palazzo federale di Robbie Conceptuel
- Licenza: CC0 1.0



