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Economia08:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Mercato del lavoro a settembre: il calo mensile non è una tregua

La disoccupazione registrata è leggermente diminuita, ma resta nettamente sopra il valore di un anno fa. Per capire la situazione occorre distinguere tra disoccupati, persone in cerca di lavoro, posti vacanti e lavoro ridotto notificato con ritardo.

Il titolo suona rassicurante a prima vista: a settembre in Svizzera 1’064 persone in meno erano registrate come disoccupate rispetto ad agosto. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 3,0 per cento. Chi ne deduce già un netto allentamento del mercato del lavoro legge solo la prima riga del nuovo comunicato della SECO.

Il confronto mensile mostra effettivamente una lieve diminuzione. Il confronto annuale racconta però un'altra storia: rispetto a settembre 2025 le persone registrate come disoccupate erano 7’247 in più, un aumento del 5,4 per cento. Il quadro è ancora più netto tra le persone in cerca di lavoro. Il loro numero è cresciuto leggermente rispetto al mese precedente e di 13’842 unità rispetto all'anno precedente.

L'indicazione centrale è quindi questa: il valore di settembre è un'istantanea, non un allarme rientrato. E non equivale a una statistica aggiornata dell'occupazione.

Due cifre che riflettono situazioni di vita diverse

Alla fine di settembre 140’480 persone erano registrate come disoccupate presso gli uffici regionali di collocamento (RAV). In questa statistica è considerato disoccupato chi è senza lavoro e immediatamente collocabile. Il numero delle persone registrate in cerca di lavoro era nettamente superiore, pari a 227’592; il loro tasso era del 4,8 per cento.

La differenza di 87’112 persone non è una nota statistica marginale. Tra le persone in cerca di lavoro rientrano anche coloro che hanno già un impiego o non sono immediatamente disponibili, ma che si rivolgono al RAV per un sostegno nella ricerca. Possono essere persone in formazione continua, con un guadagno intermedio, nel periodo di disdetta o in un'altra situazione di transizione.

Per gli interessati questa distinzione è importante. Chi ha ricevuto una disdetta non è necessariamente già registrato come disoccupato. Viceversa, non ogni persona registrata come disoccupata percepisce prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione. Il tasso del 3,0 per cento descrive quindi con precisione la disoccupazione registrata, non tutte le incertezze del mercato del lavoro.

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La destagionalizzazione frena l'ottimismo

Un mese non è ancora una tendenza

Il calo di settembre può avere anche cause stagionali. Per questo la SECO pubblica anche serie destagionalizzate. Al netto della stagionalità il numero dei disoccupati è sceso di 475 unità a 147’411; il tasso è rimasto al 3,1 per cento. Tra le persone in cerca di lavoro il valore destagionalizzato è diminuito di 444 unità a 237’244, mentre il tasso è rimasto fermo al 5,0 per cento.

Questi valori non indicano un'inversione brusca. Mostrano piuttosto un movimento mensile laterale su un livello più alto rispetto a un anno prima. Il fenomeno è particolarmente visibile tra i disoccupati più giovani e più anziani: il numero dei 15-24 anni è sceso rispetto ad agosto a 14’346, ma restava ancora il 3,5 per cento sopra il valore dell'anno precedente. Tra i 50-64 anni è calato leggermente nel confronto mensile a 38’482, ma era superiore del 6,3 per cento rispetto a settembre 2025.

I movimenti mensili richiedono quindi prudenza. Le registrazioni possono variare per le vacanze, la fine di percorsi di formazione, i ritmi dei settori o la durata dei singoli processi di collocamento. La serie destagionalizzata aiuta ad attenuare questi influssi ricorrenti, ma non è una previsione. Solo diversi mesi e il confronto con altri indicatori mostrano se da un piccolo cambiamento nascerà una tendenza solida.

I posti vacanti aiutano, ma non sono una prova contraria

Presso i RAV erano annunciati 44’199 posti vacanti, 466 in più rispetto ad agosto e 6’827 in più rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. È un segnale positivo. Non significa però che ogni posto vacante sia adatto a ogni persona in cerca di lavoro. Esperienza professionale, regione, grado di occupazione, lingua, salario e momento della ricerca determinano se da un annuncio nascerà effettivamente un impiego.

Anche gli altri indicatori richiedono pazienza. Nel comunicato di settembre il numero delle persone giunte alla fine del diritto alle indennità si riferisce a luglio: 2’990 persone avevano allora esaurito il diritto all'indennità di disoccupazione, il 9,3 per cento in più rispetto a giugno. I dati sul lavoro ridotto riguardano addirittura giugno. Erano registrate 8’339 persone; la SECO sottolinea esplicitamente che, per esperienza, dopo tre mesi è disponibile solo circa tre quarti dei casi di lavoro ridotto conteggiati.

L'occupazione è una grandezza diversa

Il comunicato mensile della SECO non contiene un numero totale aggiornato degli occupati. Per questo esistono statistiche proprie dell'Ufficio federale di statistica, rilevate per lo più su base trimestrale. Anche il tasso di disoccupazione secondo la definizione internazionale dell'ILO non è identico al tasso di disoccupazione registrato dalla SECO. Chi parla di «mercato del lavoro» non dovrebbe mescolare queste grandezze.

Per il cittadino medio il comunicato di settembre resta comunque utile. Mostra che la situazione non è peggiorata in modo drammatico rispetto ad agosto. Per molte persone è però più difficile di un anno fa. Chi cerca lavoro dovrebbe prendere sul serio le proprie possibilità individuali e il contatto con il RAV. Per la politica e l'economia resta la domanda più importante: se dai posti vacanti nasceranno impieghi stabili e adeguati, e se il confronto annuale tornerà a invertire la rotta nei prossimi mesi.

Fonti

SECO: La situazione sul mercato del lavoro, settembre 2026

SECO: Statistica del mercato del lavoro, rapporti e basi giuridiche

arbeit.swiss: Statistica del mercato del lavoro Svizzera e definizioni

UST: Statistica dell'occupazione (BESTA)

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