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Politica internazionale13:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 3 min0 commenti

Navi Pillay: il Nobel per la pace e il diritto internazionale

Il riconoscimento alla giurista sudafricana Navi Pillay onora la protezione del diritto internazionale. Per la Svizzera tocca un dibattito che si svolge concretamente a Ginevra e a Berna.

Il Premio Nobel per la pace 2026 va a Navi Pillay. La giurista sudafricana incarna un percorso che va dalla lotta contro l'apartheid alla giustizia penale internazionale. Il premio onora così una persona; al tempo stesso lancia un segnale in un'epoca in cui i tribunali internazionali e i meccanismi di tutela dei diritti umani sono sottoposti a pressioni politiche. Per la Svizzera non è soltanto un tema che arriva da Oslo. A Ginevra operano istituzioni la cui autorità dipende da quelle stesse regole.

Una giurista tra diritto nazionale e diritto internazionale

Pillay ha iniziato la sua carriera in Sudafrica come avvocata durante l'apartheid. In seguito ha operato, tra l'altro, presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, presso la Corte penale internazionale e come Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. Le tappe non sono semplicemente una serie di incarichi prestigiosi. Mostrano come il lavoro per i diritti umani dipenda da più livelli: tribunali nazionali, procedimenti internazionali, inchieste indipendenti e istituzioni politiche.

Il Premio Nobel per la pace sarà consegnato il 10 dicembre a Oslo. Secondo il Nobel Peace Center, il comitato ha voluto riconoscere l'impegno di Pillay per la pace e il diritto internazionale. Il riconoscimento non è una decisione giudiziaria e non sostituisce alcun procedimento. Rende però visibile che l'affermazione del diritto nei conflitti non dipende soltanto dalle leggi, ma anche dalla disponibilità degli Stati ad accettare inchieste e sentenze.

Che cosa può fare un premio per la pace – e che cosa no

L'impatto politico del premio non va sopravvalutato. Non crea alcuna competenza giurisdizionale, non porta automaticamente a sanzioni e non protegge direttamente né i testimoni né i difensori dei diritti umani. Proprio per questo la scelta della premiata è interessante: sposta l'attenzione su istituzioni che nel quotidiano lavorano lentamente e secondo regole – e che tuttavia decidono su responsabilità, prove e diritti.

Le voci critiche verso la giustizia internazionale richiamano spesso procedimenti lunghi, rapporti di forza disuguali e la limitata capacità dei tribunali di imporsi. Queste obiezioni sono reali. Un premio non può risolverle. La domanda opposta è però che cosa dovrebbe prenderne il posto, se le violazioni gravi non fossero più oggetto di inchieste indipendenti. Il percorso di Pillay sostiene la tesi secondo cui lo Stato di diritto conta soprattutto quando diventa politicamente scomodo.

La dimensione svizzera sta a Ginevra

La Svizzera lega da tempo la sua politica estera al diritto internazionale umanitario, ai buoni uffici e alla Ginevra internazionale. Qui hanno sede, tra gli altri, il Consiglio dei diritti umani dell'ONU, l'Alto commissariato per i diritti umani e numerose organizzazioni specializzate. La credibilità di questa piazza non dipende soltanto dagli edifici e dalle conferenze, ma dal fatto che le regole valgano anche per gli attori potenti.

Per Berna si pone quindi una questione pratica: come concilia la Svizzera la pretesa di Stato di diritto con i suoi interessi nel commercio, nella sicurezza e nella diplomazia? Un linguaggio coerente sui diritti umani non basta; decisivi sono il sostegno finanziario, la protezione della società civile e la disponibilità ad affrontare le regole del diritto internazionale anche con gli Stati partner.

Il Nobel a Navi Pillay non offre indicazioni politiche in merito. Ricorda però perché una giustizia indipendente e fatti documentati restano indispensabili per la pace. Per la Svizzera è un compito dentro il proprio Stato di diritto e una responsabilità come Paese ospite di istituzioni internazionali.

Fonti

Martelletto del giudice accanto a un codice giuridico aperto e a un globo, simbolo dello Stato di diritto e della responsabilità internazionale.
Stato di diritto e diritti umani: immagine simbolica generata dall'IA · JournalPlus

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