
Cassis nel Caucaso meridionale: cosa può fare la Svizzera
Come presidente in carica dell'OSCE, Ignazio Cassis visita Armenia e Georgia. Il viaggio mostra che la diplomazia svizzera, in quella regione, non opera in un vuoto neutrale.
Ignazio Cassis si reca in Armenia e in Georgia dal 14 al 16 ottobre. A prima vista è una visita classica del capo del DFAE. La tempistica e i ruoli che la Svizzera ricopre conferiscono però al viaggio un peso particolare: Berna detiene nel 2026 la presidenza dell'OSCE e nel Caucaso meridionale resta richiesta come mediatrice, ospite e potenza protettrice.
Due Paesi, situazioni di conflitto diverse
A Erevan Cassis intende incontrare il primo ministro Nikol Pashinyan e il ministro degli Affari esteri Ararat Mirzoyan. Al centro, secondo il DFAE, vi è il processo di pace tra Armenia e Azerbaigian. La Svizzera offre la propria competenza, se entrambe le parti lo desiderano. Quel «se» è decisivo: la mediazione può aprire spazi di dialogo, ma non può imporre un accordo.
A Tbilisi sono in primo piano le conseguenze della guerra del 2008 e le questioni di politica di sicurezza e umanitaria. L'OSCE conduce i Colloqui internazionali di Ginevra insieme all'ONU e all'UE. La Svizzera rappresenta inoltre, tramite un mandato di potenza protettrice, gli interessi tra Stati che non intrattengono relazioni diplomatiche dirette. Ne deriva un mandato concreto, ma non un ruolo di arbitro con potere decisionale.
La presidenza dell'OSCE è un'opportunità, non una leva da sola
L'OSCE riunisce attorno a un tavolo Stati con interessi molto diversi. Proprio in questo risiede la sua utilità, ma anche il suo limite. Le decisioni richiedono spesso il consenso; i conflitti possono quindi bloccare le procedure. Per la Svizzera la presidenza non significa poter essere ritenuta responsabile di risultati che altri governi impediscono. Le consente però di mettere temi all'ordine del giorno, coltivare contatti e tenere aperti i canali di dialogo.
Il viaggio fa seguito alle visite regionali di Cassis in Azerbaigian e Turkmenistan in agosto. Ne scaturisce una prospettiva regionale, importante in diplomazia: sicurezza, trasporti, energia e questioni umanitarie superano i confini dei singoli conflitti. Al tempo stesso, i casi vanno valutati separatamente. Le tensioni tra Armenia e Azerbaigian non possono essere equiparate alle conseguenze della guerra in Georgia.
Che cosa rende credibile la Svizzera
Nel Caucaso meridionale la Svizzera non può agire con la forza militare. La sua credibilità si fonda su un lungo lavoro istituzionale, sulla Ginevra internazionale e sulla disponibilità a rendere possibili colloqui tecnici e politici anche di fronte a fronti irrigiditi. Il mandato di potenza protettrice mostra che neutralità non significa passività: esige affidabilità, discrezione e limiti chiari.
Per il pubblico è allettante misurare i viaggi diplomatici su risultati immediatamente visibili. Una foto comune o una promessa di «dialogo» non pone fine a un conflitto. Il criterio deve essere più sobrio: le vie di comunicazione restano aperte? Si affrontano le conseguenze umanitarie? E si può davvero preparare una successiva intesa politica?
Il viaggio di Cassis non dà ancora una risposta. Rende però visibile perché la Svizzera non dovrebbe ridurre a simbolismo la propria politica estera nel Caucaso meridionale. Il suo valore sta dove la capacità di dialogo si mantiene nonostante esperienze di guerra, diffidenza e interessi inconciliabili.
Fonti
- DFAE: il consigliere federale Ignazio Cassis visita Armenia e Georgia
- OSCE: Colloqui internazionali di Ginevra
- DFAE: mandati di potenza protettrice




