
Scuole universitarie professionali 2035: previsione, non piano
Gli scenari dell'UST fino al 2035 aiutano la pianificazione. Mostrano sviluppi possibili, non un futuro già deciso.
Le scuole universitarie professionali fino al 2035 si trovano davanti a un compito che non si lascia ridurre a una singola curva. L'Ufficio federale di statistica (UST) pubblica scenari sull'evoluzione del numero di studenti. Per i cantoni e le scuole universitarie queste proiezioni sono importanti, ma non sono una promessa di futuri posti di studio né una decisione su nuovi edifici.
Le scuole universitarie professionali formano, tra l'altro, nei campi dell'informatica, dell'ingegneria, della salute, dell'economia e del sociale. Il loro sviluppo tocca quindi anche la questione di come la Svizzera forma manodopera qualificata. Proprio per questo vale la pena guardare da vicino che cosa può fare una previsione – e che cosa no.
Che cosa dice davvero uno scenario
L'UST lavora con uno scenario di riferimento e con varianti dai valori più alti e più bassi. Alla base ci sono percorsi formativi osservati e ipotesi demografiche. Il calcolo traduce queste ipotesi in sviluppi possibili. Non sostituisce però né le decisioni di ammissione né le decisioni di investimento delle scuole universitarie e dei cantoni.
Diverse grandezze restano mobili: quanti giovani conseguono un titolo adeguato del livello secondario II? Quanti passano poi a una scuola universitaria professionale? Per quale disciplina si decidono? E quanto a lungo restano iscritti? Già un cambiamento in questi passaggi può spostare il numero di studenti.
Per questo l'ampiezza tra le varianti è più di una nota tecnica a piè di pagina. Rende visibile dove si trova l'incertezza. Per il pubblico non è importante solo la linea media, ma anche le ipotesi da cui dipende. Una proiezione diventa più solida se viene confrontata regolarmente con nuovi dati sulle immatricolazioni e sulla popolazione.
La penuria di manodopera qualificata non si legge direttamente
Sarebbe troppo semplice interpretare un numero crescente di studenti come risposta diretta alla penuria di manodopera qualificata. Primo, chi studia arriva sul mercato del lavoro con uno sfasamento temporale. Secondo, un totale dice poco su quali ambiti disciplinari producano i diplomi. Terzo, il fabbisogno di personale delle imprese non dipende soltanto dal numero di diplomi: contano anche produttività, condizioni di lavoro, formazione continua e immigrazione.
Gli scenari restano comunque utili. Permettono di osservare le capacità su più coorti. Per i posti di pratica, il personale docente e le infrastrutture i colli di bottiglia emergono spesso prima di diventare visibili in un numero complessivo di studenti. Per i corsi di studio con una forte componente pratica è quindi particolarmente importante osservare non solo la domanda, ma anche i posti di formazione disponibili.
La pianificazione ha bisogno di più segnali
Le proiezioni dell'UST dovrebbero affiancarsi alle cifre attuali di candidature e immatricolazioni, non sostituirle. Altrettanto rilevanti sono i cambiamenti nei campi professionali e nei percorsi formativi del livello secondario II. Una cifra per il 2035 non è un obiettivo che la politica deve raggiungere. È un punto di orientamento da verificare quando arrivano nuovi dati. Questo include anche considerare le differenze regionali: un andamento valido per tutta la Svizzera può presentarsi diversamente in un singolo corso di studio o in una singola sede. Pianificare significa quindi confrontare varianti e prendere decisioni per gradi, in modo che restino correggibili se la domanda cambia. Così la pianificazione rimane capace di agire senza interpretare troppo in fretta cambiamenti di breve periodo come tendenze durature.
L'attrattiva di singoli indirizzi di studio può cambiare rapidamente. Digitalizzazione, politica energetica e invecchiamento della popolazione possono accrescere il fabbisogno di determinate qualifiche. Allo stesso tempo, una coorte più numerosa non basta a colmare ogni lacuna: nelle professioni con pochi posti di pratica o con percorsi di formazione continua lunghi servono soluzioni aggiuntive. Per le scuole universitarie professionali fino al 2035 questo significa: non conta solo il numero totale, ma anche se la formazione cresce là dove il mercato del lavoro e la società ne hanno particolarmente bisogno.
La domanda aperta dietro la curva
La rappresentazione dell'UST è soprattutto uno strumento per un dibattito sobrio. Mostra che il panorama formativo va pianificato a lungo termine senza simulare un futuro già deciso. Sarà decisivo se politica e scuole universitarie reagiranno per tempo a indirizzi e passaggi che cambiano, e non solo quando da una previsione sarà nato un collo di bottiglia.



