
Gusci di cozze come materiale: cosa può il progetto di Bari e cosa no
Un progetto UE sperimenta miscele di polvere di gusci e sedimenti portuali. Per la Svizzera il valore conoscitivo sta meno nell'entusiasmo che nelle esigenze di sicurezza, economia circolare e autorizzazione.
I gusci dei molluschi come materiale da costruzione suonano come una risposta rapida a un grande problema climatico. La ricerca nella città portuale pugliese di Bari è però più precisa – e per la Svizzera più interessante – del titolo a effetto. Lì non nasce semplicemente un «cemento dai gusci» già pronto. Un progetto europeo sperimenta come sfruttare insieme due flussi di materiali difficili: i gusci dei molluschi dell'acquacoltura e i sedimenti dei dragaggi portuali.
La differenza è decisiva. Si tratta di miscele in fase di sviluppo e dimostrazione, non di un sostituto già autorizzato su scala generale del cemento o del calcestruzzo tradizionali.

Due flussi di materiali, una questione di materiale
Il progetto si chiama GREENLIFE4SEAS – per esteso «GREen ENgineering solutions: a new LIFE for SEdiments And Shells». È coordinato dal Politecnico di Bari, si svolge nel quadro del programma UE LIFE da ottobre 2023 a settembre 2028 e riunisce istituti di ricerca, autorità portuali e imprese di Italia e Grecia.
L'approccio combina polvere di gusci trattata con sedimenti portuali dragati e leganti. Il sito ufficiale del progetto indica come obiettivo dimostrare la fattibilità tecnica, la sicurezza e la sostenibilità economica del riutilizzo. A tal fine i sedimenti devono essere caratterizzati e, dove necessario, trattati o decontaminati. Solo allora possono essere impiegati come materie prime secondarie in nuovi materiali.
Sono previsti, tra l'altro, masselli per pavimentazioni esterne, blocchi frangiflutti e masse stabilizzate per progetti infrastrutturali. Il progetto non si occupa quindi solo di un nuovo materiale, ma anche dei processi di raccolta, trattamento e impiego.
Che cosa dimostra finora la ricerca
Nel febbraio 2026 il Politecnico di Bari ha riferito di risultati di laboratorio promettenti e di diversi prototipi, tra cui modelli in scala maggiore. Questi sono destinati alla produzione e ai test pratici nei porti coinvolti: Bari, Barletta, La Spezia e Il Pireo. L'agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l'ambiente CINEA descrive inoltre un approccio mobile con cui gusci e sedimenti dovrebbero essere lavorati e riutilizzati vicino al luogo in cui si formano.
È un progresso concreto, ma non ancora una prova di un impiego diffuso sul mercato. A seconda dell'applicazione, un prodotto da costruzione deve dimostrare durabilità, idoneità tecnica, sicurezza e conformità alle norme. Dalle fonti primarie disponibili non risulta alcuna autorizzazione generale per costruzioni portanti. Allo stesso modo non se ne può dedurre un valore di CO2 uniforme per tutte le applicazioni future.
Tra un prototipo riuscito e un prodotto da costruzione usato regolarmente si frappongono inoltre questioni pratiche: quanto è costante la qualità dei materiali di partenza? Quali verifiche sono necessarie per le diverse applicazioni? E il trattamento può essere organizzato in modo economicamente sostenibile su scala sufficiente? Sono queste domande a decidere se da un progetto di ricerca nascerà davvero un ciclo di materiali da costruzione solido.
I documenti del progetto indicano risparmi attesi nello scenario dimostrativo, per esempio grazie a meno cemento, meno conferimento in discarica e trasporti più brevi. Si tratta di valori rilevanti per la sperimentazione, ma non sostituiscono un bilancio ambientale completo per ogni singolo prodotto e ogni luogo d'impiego.
Che cosa riguarda la Svizzera
La Svizzera non deve attendere i gusci di molluschi di Bari per trovarsi di fronte alla stessa domanda di fondo: a quali condizioni le materie prime secondarie possono essere integrate in modo sicuro nei processi costruttivi? Secondo l'Ufficio federale dell'ambiente, i materiali da costruzione causano circa il dieci per cento dell'impronta di gas serra della Svizzera. Nello stesso tempo, ogni anno confluiscono nelle costruzioni civili e infrastrutturali circa 60-70 milioni di tonnellate di materiali.
La regolamentazione locale pone limiti chiari. I cementifici svizzeri possono utilizzare rifiuti come materie prime o combustibili, purché ciò non aumenti il carico di sostanze inquinanti nei gas di scarico dei forni e nel clinker. Per i nuovi materiali da costruzione circolari non sarebbe quindi decisivo soltanto un possibile vantaggio in termini di CO2. Altrettanto importanti sarebbero l'origine e il tenore di inquinanti dei materiali di partenza, la durabilità tecnica, l'autorizzazione adeguata e un bilancio ambientale verificabile.
È proprio qui che sta il valore conoscitivo del progetto di Bari. Sposta la domanda da «I rifiuti possono diventare materiale da costruzione?» a «A quali condizioni misurabili un materiale da costruzione circolare è sicuro, sensato e scalabile?» Per committenti, autorità e residenti in Svizzera questa è la domanda più utile.
Prima dimostrare, poi promettere
L'economia circolare nelle costruzioni non è un lasciapassare per ogni sottoprodotto. Convince quando un materiale è tecnicamente affidabile, non crea nuovi problemi ambientali e offre un vantaggio comprensibile rispetto alle materie prime primarie. I prototipi di Bari sono quindi un test pratico rilevante. Il loro successo non si misurerà sulla capacità dei gusci di molluschi di raccontare una bella storia, ma sulla solidità delle prove di sicurezza, durabilità e reale utilità delle risorse.
Fonti
- GREENLIFE4SEAS: sito del progetto https://greenlife4seas.poliba.it/en/ - Politecnico di Bari: risultati di laboratorio e prototipi, 11 febbraio 2026 poliba.it/en/programma-europeo-greenlife4seas-promettenti-r… - CINEA: economia circolare nell'acquacoltura, 2 ottobre 2026 cinea.ec.europa.eu/news-events/news/when-waste-turns-resour… - UFAM: effetti dell'abitare sull'ambiente bafu.admin.ch/de/auswirkungen-des-wohnens-auf-die-umwelt… - UFAM: cementifici https://www.bafu.admin.ch/de/zementwerke



