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Svizzera05:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 5 min0 commenti

Come Berna sanziona Russia, Hamas e Iran: tre dossier, tre vie

Russia, Hamas/PIJ e Iran non vengono trattati a Berna con un'unica formula. Quali regole valgono e perché neutralità non significa indifferenza.

Quanto è neutrale la Svizzera quando adotta sanzioni contro la Russia, sanziona i sostenitori di Hamas e del Jihad islamico palestinese e, nel conflitto con l'Iran, esamina le esportazioni di materiale bellico? La domanda è legittima, ma porta spesso a un confronto sbagliato. Confonde diritto di neutralità, politica di neutralità, sanzioni economiche ed esportazioni di materiale bellico.

Questi ambiti si intrecciano, ma seguono regole diverse. Perciò dal fatto che Berna agisca in un dossier e in un altro agisca diversamente non si può concludere automaticamente che la sua politica estera sia incoerente o imposta. Determinanti sono di volta in volta il destinatario, la base giuridica, il tipo di misura e il conflitto concreto.

Le sanzioni non vengono recepite automaticamente

La Svizzera è permanentemente neutrale. Nei conflitti armati internazionali il diritto di neutralità la obbliga, tra l'altro, a non partecipare militarmente a fianco di una parte e a non trattare in modo unilaterale beni rilevanti per la guerra. Le sanzioni economiche, tuttavia, non rientrano di principio in questo ambito. Secondo la prassi svizzera esse possono essere compatibili con il diritto di neutralità.

In presenza di sanzioni vincolanti del Consiglio di sicurezza dell'ONU, la Svizzera è tenuta ad attuarle in quanto Stato membro. Per le sanzioni al di fuori dell'ONU vale la legge sull'embargo. Su questa base il Consiglio federale decide caso per caso se recepire integralmente, parzialmente o in forma adattata le misure dell'UE, dell'OSCE o di importanti partner commerciali.

Questo è anche il parametro oggettivo per l'affermazione secondo cui l'UE avrebbe costretto Berna a recepire le sanzioni contro la Russia. I documenti ufficiali descrivono una decisione del Consiglio federale secondo il diritto svizzero. Non attestano alcuna istruzione giuridicamente vincolante dell'UE alla Svizzera. Pressioni politiche o economiche da parte di partner possono far parte delle relazioni internazionali; una concreta estorsione sarebbe però un'accusa a sé stante, che richiederebbe prove.

Russia: un regime ampio deciso dal Consiglio federale

Dopo l'attacco russo all'Ucraina, il 28 febbraio 2022 il Consiglio federale decise di aderire alle sanzioni dell'UE contro la Russia. Nell'agosto 2026 ha attuato, secondo la prassi finora seguita, ulteriori parti del 20° pacchetto di sanzioni dell'UE. Tra queste figurano misure nei settori dell'energia, del commercio e della finanza, nonché disposizioni contro le operazioni elusive.

Queste decisioni non equivalgono a forniture di armi. Per le esportazioni private di materiale bellico e di altri beni rilevanti per la guerra specificamente disciplinati valgono ulteriori requisiti del diritto di neutralità. Se la Svizzera li limita per una parte del conflitto, deve applicare le stesse restrizioni anche all'altra parte. A ciò si aggiungono le regole più severe della legge sul materiale bellico.

Hamas/PIJ e Iran: altri destinatari, altri strumenti

L'ordinanza svizzera su Hamas e il Jihad islamico palestinese non è diretta in generale contro Israele o contro la popolazione palestinese. Riguarda persone e organizzazioni che sostengono Hamas o il PIJ. Sono previsti, tra l'altro, blocchi dei patrimoni, divieti di messa a disposizione, obblighi di notifica nonché divieti di entrata e di transito.

L'ordinanza sull'Iran è invece un dossier a sé. Attua risoluzioni dell'ONU tornate in vigore e recepisce in parte misure dell'UE riattivate. Comprende sanzioni su beni, finanze e viaggi. La sua finalità e la sua struttura giuridica si distinguono quindi dal regime sulla Russia e dalle misure mirate contro i sostenitori di Hamas e del PIJ.

Nel marzo 2026 il Consiglio federale ha inoltre valutato gli effetti della neutralità sulle esportazioni verso gli Stati coinvolti nel conflitto armato internazionale con l'Iran. L'esportazione di materiale bellico verso questi Stati non può essere autorizzata per tutta la durata del conflitto. Per gli Stati Uniti non sono state rilasciate nuove autorizzazioni dall'escalation; secondo il Consiglio federale, esportazioni definitive di materiale bellico verso Israele e Iran non vengono autorizzate già da anni. Le autorizzazioni esistenti e le esportazioni di altri beni sono riesaminate regolarmente da un gruppo di esperti interdipartimentale.

Abstrakte Prozessgrafik mit drei Sanktionsakten, Vermögenssperre, Einreisebeschränkung und Exportprüfung.
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La neutralità non richiede gli stessi slogan

Il confronto tra i tre dossier non è una graduatoria della sofferenza umana né una valutazione giuridica definitiva degli Stati coinvolti. Mostra soltanto perché «sanzioni uguali per tutti» non è un parametro giuridico utilizzabile. Per i beni rilevanti per la guerra il diritto di neutralità esige la parità di trattamento delle parti in conflitto. Non esige automaticamente sanzioni finanziarie o commerciali identiche in ogni crisi internazionale.

Per le banche svizzere, le imprese esportatrici, le aziende logistiche e i privati questa distinzione ha rilevanza pratica. Liste di sanzioni, blocchi dei patrimoni, controlli sulle esportazioni e divieti di viaggio possono generare obblighi diretti. Chi ha partner commerciali, catene di fornitura o patrimoni con collegamenti all'estero deve verificare l'ordinanza di volta in volta applicabile, invece di dedurre la situazione giuridica da un titolo politico.

La neutralità non è dunque né indifferenza né un vincolo automatico alla politica di altri Stati. La sua credibilità dipende dal fatto che Berna motivi in modo trasparente le proprie decisioni, applichi correttamente le regole vigenti e garantisca la parità di trattamento per i beni rilevanti per la guerra.

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