
Difesa antimissile saudita – il rischio marittimo resta
La coalizione parla di dieci missili Huthi intercettati. La valutazione marittima aggiornata non segnala intanto nuovi attacchi confermati nel sud del Mar Rosso, ma il pericolo resta rilevante.
La coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita ha annunciato domenica 25 ottobre 2026 di aver respinto dieci missili balistici. Secondo il portavoce Turki al-Malki, sono stati lanciati dagli Huthi nello Yemen contro il sud del regno e distrutti. L'agenzia statale Saudi Press Agency ha pubblicato la dichiarazione. Non esiste quindi una verifica indipendente del numero né delle intercettazioni.
Per la navigazione commerciale non ne deriva una chiusura automatica del Mar Rosso. Il rapporto sulla situazione pubblicato lo stesso giorno dal Joint Maritime Information Center, in breve Jmic, distingue tra la guerra sulla terraferma e gli incidenti confermati in mare. Questa distinzione è decisiva anche per le imprese svizzere che fanno trasportare merci attraverso il corridoio tra Asia ed Europa.
Dieci missili non sono dieci attacchi a navi
La dichiarazione saudita indica come area bersaglio la regione meridionale, non una nave commerciale. Anadolu riporta la stessa versione della coalizione e sottolinea che mancano informazioni su feriti o danni. Una seconda notizia sulla dichiarazione non costituisce perciò una seconda osservazione indipendente dei fatti.
Con le loro armi gli Huthi possono minacciare obiettivi sia a terra sia in mare. Da ciò non si può però dedurre che ogni notizia dal conflitto tra Arabia Saudita e Yemen provi un nuovo attacco marittimo. Allo stesso modo la rivendicata difesa riuscita non dimostra che tutte le navi lungo la costa yemenita siano al sicuro.
Passaggio aperto, pericolo ancora rilevante
Il rapporto Jmic, con informazioni aggiornate al 25 ottobre alle 13 ora UTC, non segnala attacchi o perturbazioni confermati nelle 72 ore precedenti nel sud del Mar Rosso e a Bab el-Mandeb. Lo stretto sarebbe aperto al traffico commerciale, ma resta imprevedibile. Il livello di pericolo è invariato su «Substantial»: secondo la definizione del centro un ulteriore attacco è considerato una possibilità concreta.
Il rapporto conta in totale 58 transiti a Bab el-Mandeb dal 22 al 24 ottobre. Come confronto storico indica circa 61 al giorno nel 2023. Il dato attuale copre tre giorni e non va letto subito come un valore giornaliero. La rilevazione alla base riguarda navi da carico con più di 1000 tonnellate di portata lorda, non ogni mezzo in mare.
L'autorità marittima statunitense Marad, nell'avviso attivo 2026-013, mette in guardia in particolare dai rischi per le navi con legami sauditi. Secondo la sua valutazione possono essere rilevanti anche gli scali di altre navi della stessa flotta aziendale. La bandiera da sola non descrive quindi compiutamente il possibile profilo di rischio.
Una situazione più tranquilla in un tratto non è nemmeno un allarme rientrato per l'intera regione. Lo stesso rapporto Jmic elenca un attacco a una nave gasiera presso lo Stretto di Hormuz. Questo stretto si trova all'accesso al Golfo Persico, non a Bab el-Mandeb. Chi somma o equipara i due corridoi sposta il pericolo su una rotta geograficamente sbagliata.

La copertura assicurativa è un accordo concreto
Dalla notizia odierna sui missili non si può calcolare un nuovo premio assicurativo valido in generale. Il 21 settembre l'associazione internazionale degli assicuratori trasporti Iumi ha spiegato che per i rischi di guerra gli assicuratori chiedono informazioni supplementari sul viaggio previsto: zona interessata, durata della permanenza e tempo per carico e scarico.
Secondo Iumi, inoltre, una comunicazione di modifica o di disdetta non implica necessariamente la fine di ogni copertura. Può servire a rivalutare il rischio e a proseguire l'assicurazione con condizioni adattate. Questa è la spiegazione di un'associazione di categoria, non una promessa di copertura per una specifica consegna svizzera. Restano determinanti il contratto e la conferma esplicita dell'assicuratore.
Cosa possono verificare i proprietari svizzeri delle merci
Le decisioni sulle rotte non si leggono da un solo titolo di giornale. La compagnia di navigazione ginevrina MSC ha annunciato per esempio il 14 settembre un ritorno limitato del suo servizio Indusa via Suez per i carichi trasportati verso ovest; verso est avrebbe dovuto continuare a passare attorno al Capo di Buona Speranza. La comunicazione è un esempio datato di orari diversi, non una garanzia per la rotta odierna di ogni prenotazione.
L'Unctad descrive le rotte più lunghe come un onere per il consumo di carburante, la capacità navale disponibile e i tempi di consegna. Per gli importatori svizzeri sono quindi più utili tre informazioni concrete di una previsione di crisi generica: la gestione confermata della propria spedizione, la copertura assicurativa valida e una data di consegna attendibile. L'avviso odierno di intercettazione non sostituisce nessuna di queste informazioni. Uno stretto aperto non è ancora una catena di fornitura sicura o puntuale.
Fonti
- Saudi Press Agency: dichiarazione della coalizione su dieci missili, 25 ottobre 2026
- Joint Maritime Information Center: rapporto sulla situazione 108, aggiornato al 25 ottobre 2026, 13 ora UTC
- US Maritime Administration: avviso attivo 2026-013 sul rischio Huthi
- IUMI: il presidente sull'assicurazione dei rischi di guerra, 21 settembre 2026
- UNCTAD: sicurezza marittima e catene di fornitura, 17 settembre 2026
- MSC: ritorno parziale del servizio Indusa, comunicazione del 14 settembre 2026
- Anadolu: dichiarazioni della coalizione del 25 ottobre 2026
- Immagine di testata: NASA / Wikimedia Commons, Public Domain
- Immagine dell'articolo: HopsonRoad / Wikimedia Commons
- Licenza dell'immagine dell'articolo: CC BY-SA 4.0



