
Due prigionieri, una disputa: Seul e Kiev e la fiducia da ricucire
Zelenskyj ha reso pubblica la consegna di due prigionieri di guerra nordcoreani. Seul vi vede una violazione della riservatezza, Kiev nega che esistesse un accordo in tal senso. Non è stato annunciato alcun taglio degli aiuti, ma il conflitto è politicamente delicato.
Due prigionieri di guerra non bastano a mettere in discussione gli aiuti sudcoreani all'Ucraina. Bastano però a incrinare un rapporto delicato. Al centro della disputa attuale c'è la conferma pubblica del presidente Wolodymyr Zelenskyj, secondo cui due prigionieri di guerra nordcoreani sono stati portati nella Repubblica di Corea. Seul accusa Kiev di aver così violato una riservatezza concordata. La parte ucraina nega che un'intesa di questo tipo sia esistita a livello presidenziale.
Chi ne deduce già una rottura tra Seul e Kiev o un ritiro degli aiuti sudcoreani va oltre i fatti documentati. È vero che la vicenda riguarda persone vulnerabili, la loro protezione e la situazione di sicurezza nella penisola coreana. È vero anche che i due governi continuano a cercare di risolvere il dissidio per via diplomatica.
Che cosa è accertato
Nel suo discorso davanti all'Assemblea generale dell'ONU, Zelenskyj ha dichiarato che l'Ucraina ha inviato due prigionieri di guerra nordcoreani nella Repubblica di Corea. Secondo quanto riferito dalle autorità sudcoreane e ripreso da Yonhap, i due militari erano stati catturati nel gennaio 2025 nella regione russa di Kursk e sono arrivati in Corea del Sud a metà settembre. Questi elementi coincidono con un tema di cui Seul e Kiev avevano già discusso a livello più alto in luglio: al primo incontro tra il presidente Lee Jae Myung e Zelenskyj ad Ankara, le due parti hanno convenuto di trattare le questioni relative ai prigionieri nordcoreani nel rispetto della loro libera volontà, del diritto internazionale e dei principi umanitari.

È evidente che non si tratta soltanto di protocollo. I soldati nordcoreani finiti in guerra dalla parte russa toccano allo stesso tempo questioni di diritto dei prigionieri di guerra, la protezione di eventuali familiari in Corea del Nord e la competizione per la sicurezza nella penisola coreana. Proprio per questo, una ricostruzione pubblica dell'intera vicenda in assenza di un'intesa documentabile sarebbe scorretta.
Che cosa resta controverso
Un'intesa che non è pubblica
L'incertezza centrale non è secondaria: l'intesa di riservatezza affermata non è disponibile pubblicamente. Seul sostiene che, dall'inizio del trasferimento, esistesse una comprensione comune di mantenere segreta la vicenda; secondo le autorità sudcoreane, ciò era necessario per proteggere i soldati e le loro famiglie. Kiev contesta la versione di un accordo a livello presidenziale. Si tratta dunque di due posizioni ufficiali, non di un fatto accertato in modo indipendente.
Il 6 ottobre il ministro degli Esteri sudcoreano, secondo Yonhap, ha dichiarato che dall'Ucraina è arrivato un messaggio di scuse, che però non basta a Seul. Nello stesso momento ha detto che il governo valuta diverse opzioni. In questo contesto, un richiamo dell'ambasciatore è stato menzionato soltanto come possibilità. Non è stato attuato. Nemmeno una sospensione degli aiuti è stata annunciata.
Queste distinzioni contano. Una disputa diplomatica può essere seria senza portare automaticamente a sanzioni concrete. Chi presenta le scuse pubbliche o un eventuale richiamo dell'ambasciatore come una rottura consumata confonde dichiarazioni, passi verificati e speculazioni.
Che cosa vale ancora per gli aiuti
Il punto di partenza della cooperazione è abbastanza solido da permettere di inquadrare il conflitto. All'incontro di luglio il presidente Lee ha evocato un pacchetto di aiuti all'Ucraina da 100 milioni di dollari USA. L'ufficio presidenziale ucraino ha confermato questo impegno e l'intenzione di portare avanti la cooperazione economica e i progetti di ricostruzione. All'inizio di ottobre il ministero degli Esteri sudcoreano ha inoltre dichiarato che il caso dei prigionieri non sarà collegato ad altre forme di cooperazione bilaterale, in particolare agli aiuti umanitari e alla ricostruzione.
Non è una garanzia che l'atmosfera politica resti senza conseguenze. La cooperazione su informazioni sensibili vive di fiducia. Se questa viene scossa, i coordinamenti possono diventare più prudenti e più lenti. Per l'affermazione secondo cui Seul ridurrà per questo il suo sostegno a Kiev manca però, allo stato attuale, un riscontro documentato.
Perché la disputa riguarda anche la Svizzera
Per le economie domestiche svizzere il caso non cambia nulla nel breve periodo. Politicamente resta però più di una lontana irritazione bilaterale. Il Servizio delle attività informative della Confederazione descrive la cooperazione militare tra Russia e Corea del Nord come rilevante per la sicurezza: collega la guerra in Europa a rischi in Asia orientale e può rafforzare le capacità militari nordcoreane. Proprio in questo punto di intersezione emerge perché rapporti di partenariato affidabili e norme per la protezione dei prigionieri di guerra non siano questioni marginali.
La Svizzera è essa stessa impegnata a lungo termine in Ucraina. Secondo la DSC, il Consiglio federale intende investire complessivamente 5 miliardi di franchi nella ricostruzione tra il 2025 e il 2036; il programma Paese 2025-2028 comprende 1,5 miliardi di franchi. Per la Svizzera, un coordinamento internazionale funzionante, standard umanitari e una ricostruzione solida rientrano quindi direttamente nei suoi interessi di politica estera.
La valutazione equa è questa: un danno alla fiducia tra Seul e Kiev è reale, ma la sua portata resta aperta. Sono accertati il trasferimento e i contatti diplomatici in corso. È controversa l'intesa di riservatezza. Non è documentata la fine degli aiuti. Proprio in una guerra in cui ogni notizia produce effetti politici, questa distinzione tra fatti, posizioni e previsioni è decisiva.
Fonti
- Assemblea generale dell'ONU, discorso di Wolodymyr Zelenskyj del 23 settembre 2026
- Ufficio presidenziale della Corea del Sud, incontro Lee Jae Myung–Wolodymyr Zelenskyj dell'8 luglio 2026
- Ufficio presidenziale dell'Ucraina, incontro Zelenskyj–Lee Jae Myung ad Ankara
- Yonhap News Agency, dichiarazione del ministero degli Esteri sudcoreano del 1° ottobre 2026
- Yonhap News Agency, dichiarazione del ministro degli Esteri Cho Hyun del 6 ottobre 2026
- Direzione dello sviluppo e della cooperazione, programma Paese della Svizzera per l'Ucraina
- Servizio delle attività informative della Confederazione, rapporto sulla situazione 2025



