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Svizzera18:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Incontro con la DGA: Berna coltiva lo scambio, non il contratto

Il capo dell'armamento svizzero ha ricevuto i rappresentanti della DGA francese. Il colloquio è un segno di vicinanza istituzionale – non se ne può però dedurre una decisione di acquisto.

Modell eines Satelliten auf technischen Plänen, daneben Modelle von Militärfahrzeug und Schiff vor einer Europakarte.
Symbolbild zu technischen Fähigkeitsbereichen in der Rüstungszusammenarbeit. · JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

Quando le autorità degli armamenti di Svizzera e Francia si incontrano, è facile sospettare un imminente grande ordinativo. Sarebbe precipitoso. Il recente incontro a Berna mostra soprattutto quanto strettamente, ormai, acquisti, tecnologia e politica di sicurezza siano intrecciati oltre i confini – e con quanta cura si debba distinguere tra colloquio e decisione.

Il capo dell'armamento svizzero Urs Loher ha ricevuto il 1° e il 2 ottobre una delegazione della francese Direction générale de l'armement (DGA). La DGA è l'autorità francese centrale per gli acquisti nel settore degli armamenti, la ricerca e le questioni industriali. Secondo quanto indicato dal Dipartimento federale della difesa, in programma c'erano sviluppi di politica degli armamenti, progetti in corso e l'approfondimento della cooperazione bilaterale.

Che cosa possono fare simili colloqui

La Svizzera acquista sistemi militari all'estero e deve inserirli in un contesto fortemente segnato da standard europei e transatlantici. Lo scambio con altre autorità preposte agli acquisti può svolgere diverse funzioni: facilita la conoscenza dei requisiti tecnici, il coordinamento delle questioni di sicurezza e il dialogo sulle catene di fornitura. Anche la manutenzione a lungo termine o la disponibilità di pezzi di ricambio non dipendono solo dal singolo contratto, ma da relazioni solide.

Per la Svizzera, la Francia è un vicino rilevante sul piano della sicurezza e della politica industriale. I due Stati collaborano in formati diversi, senza che ne nasca un rapporto di alleanza. Per la Svizzera è tipico: custodisce la propria neutralità, ma su tecnologia, formazione, sorveglianza dello spazio aereo e rischi transfrontalieri dipende dalla cooperazione.

I contatti tra autorità sono inoltre uno strumento per capire presto le tendenze del mercato. I moderni materiali d'armamento non consistono soltanto in piattaforme come veicoli, aerei o sensori. Software, collegamenti dati, resilienza informatica e munizioni determinano sempre più la capacità operativa. Chi valuta gli acquisti deve sapere quali norme si affermano e come si presentano le dipendenze nella catena di fornitura.

Nessuna scorciatoia aggirando il diritto degli appalti

L'incontro, tuttavia, non fornisce alcun indizio su un preciso acquisto svizzero. Gli acquisti della Confederazione seguono procedure, competenze e decisioni di credito proprie. A seconda del volume e del tipo di acquisto valgono il diritto pubblico degli appalti, le autorizzazioni parlamentari e gli indirizzi strategici del Consiglio federale. Un colloquio di lavoro può creare una base per verifiche successive, ma non sostituisce né la valutazione né la legittimazione politica.

Neppure la cooperazione industriale è garantita automaticamente. La Francia sostiene tradizionalmente con forza la propria industria della difesa; la Svizzera, nei grandi acquisti all'estero, bada alla partecipazione economica in territorio nazionale. Se e in che misura ne derivino commesse per aziende svizzere dipende da accordi concreti. Senza un progetto pubblicato, speculare in merito sarebbe poco serio.

Questa distinzione è importante proprio in un momento di forte domanda europea di armamenti. La guerra contro l'Ucraina, i depositi vuoti e le crescenti capacità produttive hanno cambiato i mercati. Tempi di consegna, scorte di munizioni e la questione di chi venga rifornito per primo in caso di crisi sono particolarmente rilevanti per i piccoli Stati. Un colloquio con un grande vicino è quindi sensato, senza per questo segnare già una decisione politica.

Cooperazione con dei limiti

Da anni la Svizzera cerca vie per assicurare la propria capacità d'azione tecnico-difensiva senza rinunciare ai propri paletti giuridici e politici. In questo si annidano conflitti di obiettivi. Una cooperazione internazionale più stretta può migliorare l'approvvigionamento e la compatibilità; ma aumenta anche la dipendenza dai partner e dalla loro politica di esportazione.

È proprio qui che sta il valore conoscitivo dell'incontro. È meno un segnale di un nuovo accordo che un indizio del fatto che la politica degli armamenti non comincia affatto con la firma del contratto. Chi vuole procurarsi e mantenere il materiale in tempo deve coltivare relazioni e conoscenze per anni.

Se dallo scambio nasceranno progetti concreti lo si potrà misurare su programmi, procedure e crediti pubblicati. Fino ad allora resta la valutazione sobria: Berna e Parigi hanno approfondito il loro contatto di lavoro – non hanno annunciato un acquisto.

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