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Leeres italienisches Klassenzimmer mit Kleidungsstücken zur Debatte über Gesichtsverhüllung.
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Politica internazionale08:00 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 3 min0 commenti

Meloni: divieto di burqa e niqab a scuola, cosa vale già

Il governo vuole vietare la copertura del volto in classe. La misura deve ancora passare in Parlamento e si scontra con le regole già esistenti su sicurezza e diritti fondamentali.

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha annunciato di voler vietare burqa e niqab nelle scuole. Il messaggio politico è chiaro, la situazione giuridica lo è meno. Un decreto annunciato non è ancora una legge stabilmente in vigore, e l'Italia dispone già di norme contro la copertura del volto nello spazio pubblico. Decisivo sarà come un nuovo divieto verrà motivato, delimitato e controllato dal Parlamento.

La proposta non è ancora una legge definitiva

Secondo il resoconto di Al Jazeera, il governo dovrebbe presentare un decreto che vieta nelle scuole gli indumenti che coprono il volto. Un decreto legge italiano può entrare in vigore rapidamente, ma entro 60 giorni deve essere convertito in legge dal Parlamento. In questo termine i deputati possono modificare o respingere il testo.

L'annuncio riguarda burqa e niqab, cioè indumenti che coprono il volto interamente o fino agli occhi. Un foulard che lascia il volto scoperto non rientra in questa nozione. Questa distinzione è centrale per la certezza del diritto e per il dibattito pubblico.

L'Italia ha già un divieto di copertura del volto

Una legge del 1975 vieta di nascondere il volto nei luoghi pubblici senza giustificato motivo. La norma nacque in un contesto di sicurezza interna e non è espressamente riferita alla religione. Tribunali e autorità hanno quindi dovuto valutare quando una motivazione religiosa possa costituire un giustificato motivo e quando si possa pretendere l'identificazione.

Una sentenza del Consiglio di Stato italiano del 2008 ha stabilito che la copertura motivata da ragioni religiose non può essere equiparata in modo generalizzato a un intento criminale, ma che l'identità deve poter essere accertata in occasione di un controllo. Un divieto specifico per la scuola inasprirebbe la norma generale e riordinerebbe la valutazione per un ambito determinato.

Waage zwischen Schule, Religionsfreiheit und Identitätskontrolle vor italienischen Farben.
Die Rechtsprüfung dreht sich um legitime Ziele und Verhältnismässigkeit. KI-generiertes Symbolbild. · JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

La scuola è uno spazio giuridico particolare

Le scuole possono darsi regole che garantiscano comunicazione, sicurezza e didattica. Tratti del volto visibili possono essere rilevanti per i controlli d'identità, gli esami o l'interazione pedagogica. Un divieto può quindi essere motivato con funzioni scolastiche concrete.

Al tempo stesso, la Costituzione italiana e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo tutelano la libertà religiosa e la parità di trattamento. Le ingerenze devono essere previste dalla legge, perseguire uno scopo legittimo ed essere proporzionate. Un divieto molto ampio o motivato in chiave simbolica potrebbe risultare contestabile sul piano giuridico, soprattutto se misure meno invasive come l'identificazione temporanea sono sufficienti.

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accettato in singoli casi divieti nazionali di occultamento integrale del volto, riconoscendo però agli Stati un margine di valutazione. Da ciò non deriva alcun obbligo di vietare né alcuna garanzia che ogni singola regolamentazione sia legittima.

L'integrazione viene collegata alla politica scolastica

Il governo Meloni collega il progetto a un dibattito più ampio sull'integrazione. Norme già in vigore limitano in alcune scuole la quota di alunni stranieri al 30 per cento, con eccezioni possibili. Secondo i dati citati nel resoconto, i cittadini stranieri rappresentano circa il dodici per cento della popolazione scolastica.

Tali quote misurano la cittadinanza, non la pratica religiosa o le competenze linguistiche. Possono evitare concentrazioni, ma anche creare nuove disuguaglianze se la segregazione abitativa, le risorse e le offerte di sostegno restano fuori dal calcolo. Un divieto di abbigliamento non risolve queste questioni strutturali.

Che cosa va verificato ora

Per una valutazione obiettiva serve il testo definitivo: quali scuole sono interessate? La norma vale per il personale e per i visitatori? Come vengono trattate le coperture del volto di tipo medico, professionale o culturale? Quali sanzioni sono previste e chi decide sulle eccezioni?

Solo questi dettagli mostrano se il governo intende introdurre un obbligo ristretto di identificazione o un segnale di ampia portata in materia di politica religiosa. Finché il Parlamento non avrà deciso, l'iniziativa di Meloni resta una promessa politica, non una situazione giuridica definita.

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