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Eine Ökonomin betrachtet in einem Schweizer Büro eine abstrakte Trendgrafik vor einer alpinen Stadtlandschaft.
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Economia15:00 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Prognosi Svizzera: perché l'1,7 per cento non rassicura

La previsione federale rivede nettamente al rialzo la crescita per il 2026. Il forte dato trimestrale dipende però in larga misura da chimica-farmaceutica ed esportazioni: i rischi restano considerevoli.

La prognosi congiunturale per la Svizzera è nettamente migliore per il 2026 rispetto a giugno. Il gruppo di esperti della Confederazione prevede ora una crescita del prodotto interno lordo corretto per gli eventi sportivi dell'1,7 per cento, contro lo 0,9 per cento. Si tratta di una revisione consistente. Non significa però che tutti i settori dell'economia si riprenderanno con la stessa forza né che i rischi siano stati eliminati. Il motivo della cifra annuale più alta risiede in parte in un secondo trimestre straordinariamente forte.

Zwei Fachpersonen prüfen in einer Schweizer Industrieumgebung Produktionsbauteile und eine abstrakte Trenddarstellung auf einem Tablet.
Produktion, Aussenhandel und Investitionen prägen den Konjunkturausblick. KI-generiertes Symbolbild. · JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

Un trimestre forte condiziona la previsione annuale

Nel secondo trimestre del 2026 il PIL corretto per gli eventi sportivi è cresciuto dell'1,5 per cento rispetto al trimestre precedente. Secondo la SECO, la crescita è stata sì ampiamente sostenuta da diversi rami e da diverse componenti della domanda. Quasi la metà dell'incremento è però riconducibile al valore aggiunto fortemente volatile dell'industria chimico-farmaceutica; a ciò si è aggiunto un vigoroso aumento delle esportazioni.

Proprio per questo il gruppo di esperti mette in guardia da una lettura semplicistica. Il dato trimestrale tende a sovrastimare la dinamica congiunturale di fondo. Per il secondo semestre si attende una certa controtendenza. Il valore annuale più alto non è quindi soltanto un'indicazione sui prossimi mesi. Contiene anche l'effetto statistico di un primo semestre forte.

Per le imprese e le famiglie questa differenza è decisiva. Una crescita annua elevata può derivare da un singolo trimestre molto forte, senza che portafoglio ordini, redditi e consumi aumentino nella stessa misura e in tutti i rami. La prognosi descrive la prestazione economica complessiva attesa: non è una garanzia di ripresa uniforme.

Che cosa sostiene davvero le prospettive

La SECO indica diverse ragioni alla base della revisione al rialzo. L'evoluzione finora registrata è stata più vigorosa del previsto e il contesto economico mondiale leggermente più favorevole. Inoltre, il recente deprezzamento del franco svizzero sostiene i comparti dell'economia di esportazione esposti ai cambi. Per il 2026 il commercio estero dovrebbe quindi contribuire alla crescita più di quanto il gruppo di esperti ipotizzasse a giugno.

Anche la domanda interna dovrebbe crescere moderatamente. Secondo la prognosi, un utilizzo crescente delle capacità produttive sostiene l'attività d'investimento; anche i consumi privati dovrebbero evolvere moderatamente. Per il 2027 la previsione resta all'1,6 per cento. Si attende allora un'ulteriore ripresa della domanda mondiale, in particolare una ripresa nel resto d'Europa e in Germania.

La cifra più alta per il 2026 non è dunque un semplice effetto chimica-farmaceutica. Secondo la SECO, essa si basa anche su indicatori di fiducia migliori, sulle esportazioni e su una congiuntura interna moderata. Il valore trimestrale eccezionale resta comunque un motivo per leggere la revisione con prudenza.

Prezzi e mercato del lavoro: previsioni invariate

Su due indicatori centrali per le famiglie, la Confederazione non modifica le proprie aspettative. L'inflazione media annua dovrebbe attestarsi allo 0,6 per cento sia nel 2026 sia nel 2027. Per il tasso di disoccupazione il gruppo di esperti prevede ancora il 3,1 per cento nel 2026 e il 3,0 per cento nel 2027. Si aspetta che l'evoluzione economica si rifletta con un certo ritardo in una progressiva diminuzione della disoccupazione.

Si tratta di un quadro più sobrio rispetto alla revisione del PIL: la Confederazione non si aspetta un allentamento improvviso sul mercato del lavoro né una nuova spinta inflazionistica nello scenario di base. Entrambe le cose si fondano su ipotesi, tra cui un calo dei prezzi del petrolio nel corso dei prossimi mesi.

I rischi fanno parte del calcolo

La prognosi non significa affatto che l'allarme sia rientrato. La SECO indica come rischi considerevoli il conflitto in Medio Oriente, i prezzi elevati dell'energia e l'incertezza in materia di politica commerciale. Prezzi del petrolio persistentemente alti potrebbero pesare sulla congiuntura mondiale e far salire l'inflazione anche in Svizzera. A causa delle scorte di gas europee ridotte sarebbero inoltre possibili ulteriori aumenti dei prezzi del gas naturale.

Per il loro scenario di base gli esperti presuppongono che i dazi all'importazione statunitensi restino sostanzialmente al livello attuale. Al tempo stesso segnalano che sono possibili ulteriori cambiamenti della politica doganale americana e nuove misure restrittive del commercio. Tra le incertezze figurano anche correzioni sui mercati finanziari, l'indebitamento globale e una possibile pressione al rialzo sul franco.

La prognosi congiunturale migliore è quindi soprattutto un bilancio intermedio più preciso: la Svizzera entra nell'anno con più slancio del previsto. Se ne nascerà una ripresa sostenibile dipende ora meno dal dato trimestrale che dall'energia, dall'economia mondiale, dal commercio e dall'ampiezza della congiuntura interna.

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