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Leere Sprechblasen und ein offenes Gesetzbuch vor einem neutralen Parlamentsgebäude als Symbol für pluralistische politische Debatten.
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Politica14:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Religione e politica: la vera questione non è la fede ma il potere

Il linguaggio religioso in politica non è una novità. Diventa pericoloso là dove sostituisce le regole democratiche con la pretesa di una verità superiore e inattaccabile.

La religione non è scomparsa dalla politica. E non lo è mai stata. I movimenti politici lavorano da sempre con rappresentazioni di colpa, redenzione, ordine e rovina. Oggi riceve maggiore attenzione un linguaggio che presenta obiettivi politici come parte di una lotta superiore tra bene e male. L'espressione «teologia politica» può essere un'osservazione utile – ma non serve come etichetta per ogni voce religiosa nello spazio pubblico.

Tra la retorica di guerra sostenuta dallo Stato in Russia, le guerre culturali dai toni religiosi negli Stati Uniti e singoli imprenditori che usano immagini religiose esistono differenze considerevoli. Fonderle in un unico movimento sarebbe analiticamente troppo grossolano. Decisivo non è se qualcuno sia credente o usi termini religiosi. Decisivo è quale potere venga legato a questi termini e se il dissenso resti possibile.

Non ogni linguaggio morale è un attacco alla democrazia

La politica verte inevitabilmente su giudizi di valore. Chi si impegna contro la povertà, per la protezione del clima, la pace, la famiglia o la libertà economica si richiama di norma a un'idea della buona vita. Le persone credenti possono portare le loro convinzioni in questo dibattito – come le umaniste, gli atei o le persone senza una precisa etichetta di visione del mondo. Il diritto alla libera espressione non perde valore perché un argomento è fondato su basi religiose.

Diventa problematico solo quando una posizione politica non appare più come una decisione verificabile e criticabile, ma come una verità inattaccabile. Allora l'opposizione può essere dichiarata colpa morale, la critica ai media ostilità e il compromesso tradimento. La domanda democratica non è dunque: la fede può essere politica? La domanda è: legge, diritti fondamentali e cambiamento pacifico del potere restano più forti di ogni certezza ideologica di sé?

La Corte europea dei diritti dell'uomo definisce la libertà religiosa il fondamento di una società democratica pluralista. Ne fanno parte la libertà di credere, di non credere o di cambiare religione. Lo Stato deve agire come organizzatore neutrale e imparziale del rapporto tra le diverse religioni e visioni del mondo. Il suo compito è rendere possibile pari libertà e convivenza pacifica.

Runder Tisch mit leeren Stühlen und einem Verfassungsband als Symbol für weltanschaulichen Pluralismus.
KI-generiertes Symbolbild · JournalPlus. Staatliche Neutralität heisst nicht Glaubensfeindlichkeit, sondern gleicher Schutz unterschiedlicher Überzeugungen. · KI-generiertes Symbolbild · JournalPlus

La Svizzera è religiosa e secolare allo stesso tempo

Per la Svizzera non si tratta di un'osservazione astratta dall'esterno. L'articolo 15 della Costituzione federale garantisce la libertà di credo e di coscienza. Esso protegge non solo le comunità religiose, ma anche la libertà di non appartenere a nessuna, di cambiare convinzioni o di criticarle. Nessuno può essere costretto a far parte di una comunità religiosa o a compiere un atto religioso.

La società è inoltre pluralista sul piano delle visioni del mondo. Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica, nel 2021 poco meno di un terzo della popolazione a partire dai 15 anni non apparteneva ad alcuna comunità religiosa; allo stesso tempo molte persone vivono il proprio credo in modo vincolante. La Svizzera dunque non è semplicemente «secolare» né «religiosa». Deve trovare regole che valgano per tutti di fronte a progetti di vita molto diversi.

Lo si vede nelle questioni relative all'insegnamento, ai simboli, alle festività o agli spazi pubblici. Tali conflitti non si risolvono né con un divieto delle voci religiose né con una posizione privilegiata di singole convinzioni. Determinanti sono una base legale, un interesse pubblico e una soluzione proporzionata. Questa procedura protegge le minoranze come pure la libertà della maggioranza di vivere le proprie convinzioni.

Per il cittadino e la cittadina svizzeri non si tratta di un astratto corso di educazione costituzionale. Si tratta di sapere se i bambini con background diversi vengono trattati allo stesso modo, se un'autorità decide in modo aperto sul piano delle visioni del mondo e se i diritti politici restano indipendenti da ciò che qualcuno crede o non crede.

Da cosa si riconosce una democrazia aperta

I segnali d'allarme non iniziano con una citazione biblica, un evento in moschea o una rivendicazione etica. Iniziano quando gli avversari vengono bollati in blocco come impuri, nemici dello Stato o non appartenenti. Iniziano quando le leggi devono valere soltanto più per gli altri o quando tribunali, media e risultati elettorali vengono dichiarati illegittimi non appena contraddicono una propria promessa di salvezza.

La protezione più forte contro tutto questo non è un mutismo imposto dallo Stato. Sta in tribunali indipendenti, media liberi, leggi comprensibili, educazione politica e procedure che garantiscono i diritti delle minoranze. Queste istituzioni non impediscono ogni polarizzazione. Ma limitano la possibilità di tradurre la certezza personale in potere coercitivo generale.

La Svizzera non può risolvere da lontano i conflitti a sfondo religioso di altri Paesi. Può però prendere sul serio la propria norma: le visioni del mondo appartengono alla società; sul potere statale decidono la Costituzione, il diritto e l'uguale dignità di tutti gli esseri umani. Proprio questa separazione non è una mancanza di convinzione, ma la condizione perché convinzioni diverse possano coesistere pacificamente.

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