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Svizzera22:00 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 3 min0 commenti

Una maschera funeraria torna in Egitto dopo lo stop doganale

Il caso mostra come la Svizzera combatte il commercio illegale di antichità – e perché una restituzione non chiarisce automaticamente la provenienza sconosciuta di un oggetto.

Fachleute untersuchen in einem Restaurierungslabor eine altägyptische Totenmaske.
JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

Una maschera funeraria di circa 2200 anni è tornata in Egitto. La consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider ha consegnato l'oggetto il 15 settembre 2026 a Berna all'ambasciatore egiziano Mohamed Yehia Mohamed Negm. Il caso sembra una restituzione già conclusa. In realtà rivela ciò che in molte antichità trafficate illegalmente può andare perduto in modo irrecuperabile: il loro contesto archeologico.

Secondo il Dipartimento federale dell'interno, la maschera è stata dichiarata il 15 settembre 2022 al valico di frontiera di Bardonnex, presso Ginevra. Le autorità doganali l'hanno fermata e fatta esaminare da specialisti. Una perizia ha collocato il pezzo nell'età tolemaica, il II secolo avanti Cristo, e ne ha confermato l'autenticità. Per il sospetto di provenienza illegale la maschera è stata sequestrata nell'ambito di un procedimento penale.

Un oggetto autentico con una storia incompleta

Le autorità indicano la datazione e lo svolgimento del sequestro. Non è documentato pubblicamente da quale tomba, quale collezione o quale precedente proprietà provenga la maschera. Non è un dettaglio secondario. Per la ricerca un'antichità non ha valore solo come bel pezzo singolo. Soltanto il luogo del ritrovamento, lo strato, gli oggetti che lo accompagnano e i passaggi di proprietà documentati permettono di collocarla storicamente.

Gli scavi illegali distruggono questo contesto. Anche una restituzione riuscita spesso non può ricostruirlo. Se questa maschera provenga da uno scavo illegale non emerge dal comunicato. È provato che la Svizzera restituisce allo Stato d'origine un oggetto importante; la biografia originaria del pezzo resta almeno in parte nascosta al pubblico.

Zollfachleute prüfen in einem Lager eine Transportkiste mit einem ägyptischen Kulturgut.
Kontrollen an der Grenze sind ein zentraler Ansatzpunkt gegen den illegalen Handel mit Kulturgütern; symbolische Szene. KI-generiertes Symbolbild. · JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

Perché la Svizzera è diventata competente

La base è la legge svizzera sul trasferimento dei beni culturali. Deve impedire che beni culturali rubati o esportati illegalmente arrivino in Svizzera o vi siano commerciati. La completa un accordo bilaterale con l'Egitto, in vigore dal 2011. L'accordo facilita la cooperazione tra le autorità e stabilisce per quali categorie di beni archeologici siano necessarie prove particolari.

Secondo la Confederazione, dall'entrata in vigore di questo accordo sono stati restituiti all'Egitto circa 80 beni culturali. Il numero mostra che la maschera funeraria non è un caso isolato. Non dice però quanti oggetti problematici restino non individuati. I controlli scattano quando un pezzo attraversa la frontiera, viene offerto, assicurato o esaminato scientificamente. Se mancano i documenti, provenienza, età e storia della proprietà devono spesso essere ricostruite per anni.

Una lista rossa non è un registro dei furti

Il Consiglio internazionale dei musei ICOM inserisce gli oggetti egiziani in una cosiddetta Emergency Red List. Non contiene un elenco di oggetti concretamente rubati. Mostra piuttosto categorie di beni culturali che vengono saccheggiati e commerciati illegalmente con particolare frequenza. Tali liste aiutano dogana, polizia, musei, collezionisti e case d'asta a riconoscere presto i pezzi sospetti.

Il controllo centrale resta la provenienza: chi vuole comprare, esporre o donare un oggetto antico dovrebbe esigere una storia di proprietà senza lacune e documenti di esportazione validi. Una vecchia foto, una fattura di un commerciante o l'affermazione che un oggetto provenga da una «vecchia collezione europea» non bastano automaticamente. Quanto più un pezzo è prezioso e archeologicamente sensibile, tanto maggiore deve essere la densità delle prove.

Il mercato porta una parte di responsabilità

La restituzione rafforza la collaborazione tra Svizzera ed Egitto. Ma non sposta la responsabilità soltanto su dogana e perseguimento penale. Case d'asta, gallerie, musei e collezionisti privati decidono con la loro diligenza se un oggetto dalla provenienza non chiarita trovi un mercato.

Per la Svizzera questo è particolarmente rilevante, perché è una piazza del commercio d'arte interconnessa a livello internazionale. La credibilità non nasce alla consegna solenne, ma all'inizio della transazione: con documenti, verifiche indipendenti e la rinuncia all'acquisto quando restano lacune essenziali. La protezione più forte contro il commercio illegale di antichità è un mercato in cui una provenienza sconosciuta non aumenta il valore, ma ferma l'affare.

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