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Scienza17:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

451’000 morti di caldo per El Niño? Cosa c’è dietro la stima

Un nuovo calcolo modellistico avverte di centinaia di migliaia di decessi aggiuntivi legati al caldo. La cifra non è un bilancio di morti osservate né una certezza già sottoposta a revisione paritaria: descrive uno scenario di rischio.

Una cifra richiama l’attenzione in tutto il mondo: 451’000 persone potrebbero morire in più per il caldo durante una fase di El Niño eccezionalmente intensa. Proviene da un rapporto del Climate Impact Lab e si riferisce al periodo da giugno 2026 a febbraio 2027. Come titolo di giornale sembra una previsione. Sul piano scientifico è qualcosa di diverso: il risultato di un modello che combina previsioni meteorologiche e relazioni storiche tra temperatura e mortalità.

Che cosa significa davvero questa cifra

Il Climate Impact Lab calcola uno scostamento termico sulle terre emerse, ponderato in base alla popolazione, di circa 1,2 gradi Celsius rispetto al valore normale di lungo periodo. Per il periodo da settembre 2026 a febbraio 2027 il rapporto indica 1,16 gradi. Prevede inoltre, a livello mondiale, il 44 per cento in più di giornate con caldo estremo rispetto al periodo di confronto.

Da queste ipotesi di temperatura il gruppo di ricerca deduce decessi aggiuntivi legati al caldo. A tal fine utilizza relazioni statistiche ricavate da 24’378 regioni. Secondo il rapporto, la stima di 451’000 si riferisce al periodo da giugno 2026 a febbraio 2027 rispetto a un anno medio dal 1996 al 2025. Per i sei mesi da settembre a febbraio il rapporto indica separatamente circa 239’000 decessi, con un’incertezza di più o meno 11’000.

Questa differenza è importante. Chi cita soltanto la cifra più alta, senza indicare il periodo e la base di confronto, trasmette una precisione fuorviante. Non si tratta né di decessi contati né di una diagnosi per singoli Paesi.

Un modello ancora in attesa di verifica

Il calcolo combina un insieme di 51 previsioni stagionali di temperatura del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine con curve empiriche che mettono in relazione temperatura e mortalità. In questo modo si possono stimare le possibili conseguenze in diversi andamenti meteorologici.

Secondo il rapporto, la metodologia completa sarà pubblicata soltanto in una prossima rivista specializzata. Il breve rapporto oggi disponibile non è dunque ancora uno studio concluso e sottoposto a revisione paritaria indipendente. Questo non rende inutile il calcolo, ma limita il grado di affidabilità con cui si possono leggere i singoli valori nazionali. Il climatologo Akshay Deoras ha messo in guardia su Al Jazeera soprattutto dal trattare con troppa precisione le previsioni invernali regionali formulate con mesi di anticipo.

Un riscaldamento del Pacifico tropicale stilizzato in chiave scientifica sovrasta una città colpita da caldo estremo.
Un riscaldamento del Pacifico tropicale stilizzato in chiave scientifica sovrasta una città colpita da caldo estremo.

El Niño modifica i modelli meteorologici e di temperatura; le conseguenze sulla salute dipendono molto dal luogo e dalla capacità di adattamento. · JournalPlus / immagine simbolo generata con l’IA

Perché il Sud del mondo sarebbe colpito più duramente

Il modello indica carichi particolarmente elevati per il Sahel, per parti dell’Africa, per l’Asia meridionale e sudorientale e per l’America latina. Tra gli altri vengono citati la Nigeria con circa 31’400 decessi aggiuntivi, l’Indonesia con 19’300 e il Sudan con circa 17’500. Valori di questo tipo non sono previsioni ufficiali dei rispettivi Stati.

La concentrazione geografica resta comunque plausibile. In regioni già calde anche un moderato riscaldamento aggiuntivo può superare soglie letali. Allo stesso tempo, in molti luoghi mancano spazi climatizzati, un approvvigionamento elettrico stabile, sistemi sanitari solidi e allerta precoce. Chi lavora all’aperto, gli anziani, i bambini piccoli e i malati cronici corrono un rischio maggiore.

I Paesi più ricchi non sono al riparo, ma possono adattarsi più spesso. Spazi refrigerati, regole sul lavoro, piani caldo e assistenza medica riducono la mortalità. Proprio questo adattamento è difficile da rappresentare in modo completo nei modelli statistici: può migliorare, ma può anche cedere in caso di blackout o di conflitti.

Che cosa fa El Niño – e che cosa no

El Niño indica un riscaldamento periodico del Pacifico tropicale centrale e orientale. Modifica la circolazione atmosferica e influenza precipitazioni e temperature in molte regioni. Il fenomeno però non provoca ovunque lo stesso tempo. La siccità in una regione può verificarsi contemporaneamente a piogge intense in un’altra.

Anche il riscaldamento globale di lungo periodo contribuisce. Un forte evento di El Niño parte oggi da un livello di temperatura già più alto rispetto a decenni fa. Per questo non si può spiegare con una sola causa a quale fattore – El Niño, tendenza climatica o condizioni meteorologiche locali – risalga poi una determinata ondata di calore.

Un avvertimento per la prevenzione, non un elenco di morti

La reazione seria ai 451’000 non è né il panico né un allarme rientrato. La cifra mostra quale ordine di grandezza potrebbe raggiungere un andamento meteorologico sfavorevole secondo questo modello. Il suo principale punto di forza non sta nella precisione apparente, ma nel rendere visibili presto le regioni a rischio.

Le autorità possono usare le previsioni stagionali per preparare piani d’azione contro il caldo, approvvigionamento di acqua potabile, regole sul lavoro e riserve elettriche. Se la mortalità temuta si verificherà dipende proprio da come reagiranno le persone e gli Stati. Qui una previsione non è un destino, ma una finestra temporale per la prevenzione.

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