
Bilaterali III: quanta autonomia resta davvero alla Svizzera
Il pacchetto di accordi lega sei intese sul mercato interno al futuro diritto UE. La Svizzera mantiene procedure e referendum, ma a Bruxelles non ha diritto di voto.
La critica al nuovo pacchetto di accordi tra la Svizzera e l'Unione europea si appoggia a un'immagine forte: Bruxelles deciderà d'ora in poi che cosa vale da noi. I testi ufficiali degli accordi mostrano un rapporto più differenziato. La Svizzera non recepisce automaticamente il nuovo diritto UE. Continua a decidere secondo le proprie procedure costituzionali, incluso un eventuale referendum. Al tempo stesso, nei settori interessati cresce la pressione a mantenere regole equivalenti. Un no resta possibile, ma può gravare sull'accesso al mercato.
Sei accordi, non tutto il diritto svizzero
Secondo le indicazioni della Confederazione, le regole istituzionali valgono per quattro accordi esistenti sul mercato interno – libera circolazione delle persone, trasporto terrestre, trasporto aereo e ostacoli tecnici al commercio – come pure per i nuovi accordi sull'elettricità e sulla sicurezza alimentare. Non riguardano quindi in modo generalizzato i circa cento accordi bilaterali e tantomeno l'intero diritto UE.
«Dinamico» significa che gli sviluppi rilevanti del diritto UE vengono esaminati nell'ambito di questi accordi. Il Comitato misto decide se una modifica vada inserita nel rispettivo accordo. Dal lato svizzero valgono poi le competenze abituali di Consiglio federale, Parlamento e Popolo. Dove un referendum è possibile, resta possibile. Secondo la Confederazione l'agricoltura è esclusa dal recepimento dinamico del diritto; nel nuovo accordo sull'alimentazione è invece interessato l'ambito definito dell'intera filiera alimentare.
Partecipare senza diritto di voto
La Svizzera ottiene un cosiddetto Decision Shaping: gli specialisti possono contribuire all'elaborazione di nuove regole UE, ricevere informazioni in anticipo e portare istanze svizzere. È più influenza di un recepimento successivo senza partecipazione. Non è però una codecisione paritaria. Nella procedura legislativa formale dell'UE né il Consiglio federale né il Parlamento hanno un voto.
Qui sta il nucleo della disputa sulla sovranità. Dal punto di vista giuridico la decisione svizzera resta valida. Politicamente ed economicamente diventa più difficile nei settori in cui imprese e consumatori traggono vantaggio da regole uniformi. L'autonomia non si misura quindi soltanto nel fatto che Berna possa dire no, ma anche nelle conseguenze di quel no.

La composizione delle controversie fissa dei limiti
Se nasce una controversia sull'applicazione o sull'interpretazione, deve decidere un tribunale arbitrale composto in modo paritetico. Se la questione riguarda un concetto del diritto UE, il tribunale deve chiedere alla Corte di giustizia dell'Unione europea un'interpretazione vincolante di tale diritto UE. La controversia concreta viene poi decisa dal tribunale arbitrale. Questa ripartizione dei ruoli è politicamente controversa, perché la CGUE ha così l'ultima parola sul significato dei concetti di diritto UE – ma non sull'attuazione svizzera nel suo insieme.
Se la Svizzera rifiuta uno sviluppo giuridico rilevante e ne deriva uno squilibrio, l'UE può adottare misure compensative proporzionate. Anche la loro proporzionalità può essere verificata. Non è una libertà di scelta senza conseguenze, ma nemmeno un diritto di sanzione illimitato.
La decisione democratica deve ancora arrivare
Il Consiglio federale ha trasmesso il messaggio al Parlamento il 13 marzo 2026. Propone quattro decreti federali soggetti a referendum facoltativo. Se il Parlamento adotterà questa costruzione e quali progetti arriveranno poi davvero davanti al Popolo fa parte del dibattito imminente.
Chi parla di eterodeterminazione completa tace sui diritti di approvazione svizzeri. Chi descrive il pacchetto come semplice continuazione dei Bilaterali finora esistenti sottovaluta invece la pressione costante all'adeguamento e l'assenza di diritto di voto a Bruxelles. La domanda decisiva non è quindi se la Svizzera perda la sua autonomia. È quanta influenza istituzionale e quanta prevedibilità economica riceva in cambio di uno scostamento che diventa politicamente più costoso.



