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Ein blaues Modell eines alpinen Tals steht in einem Forschungslabor.
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Scienza20:00 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Blatten in laboratorio: una ricostruzione non è una previsione

Nuove analisi sismiche e un modello di valle stampato in 3D aiutano a capire la frana. I limiti di ciò che si può sapere fanno parte del risultato.

Una frana lascia dietro di sé un paesaggio che si può misurare. Più difficile è stabilire come si sia mossa la massa durante l'evento. È proprio qui che intervengono i nuovi lavori sul crollo di roccia e ghiaccio di Blatten. Essi collegano le tracce visibili nel terreno con le scosse che gli strumenti di misura hanno registrato durante l'evento.

Lo studio pubblicato il 7 settembre 2026 su Communications Earth & Environment analizza il crollo del 28 maggio 2025. Secondo la sua stima, allora sono stati mobilizzati circa 9,3 milioni di metri cubi di materiale. La cifra descrive l'evento nel suo insieme; non va confusa con volumi parziali più piccoli di precedenti crolli di roccia. La novità consiste soprattutto nel collegare osservazioni diverse in una ricostruzione dello svolgimento.

Il suolo conserva la traccia di un movimento

Il 15 settembre l'istituto di ricerca WSL ha illustrato il lavoro. Un sismometro sulla Lauchernalp ha registrato circa 700 eventi minori nelle due settimane precedenti l'evento principale. Stazioni più distanti hanno fornito i dati per l'analisi del grande crollo. Tali registrazioni contengono più dell'informazione che da qualche parte qualcosa si è mosso.

Dai segnali si possono dedurre le forze e la loro variazione nel tempo. Così i ricercatori ottengono un'ulteriore possibilità di verificare i propri calcoli. Un modello non deve soltanto produrre alla fine una massa di detriti distribuita in modo simile. Deve per quanto possibile corrispondere anche ai segnali misurati durante il movimento. È una verifica più severa del solo confronto dell'immagine finale.

La distinzione si spiega con una riflessione semplice: processi diversi possono lasciare un risultato finale simile. Chi dispone in più di una traccia del movimento può escludere alcune di queste possibilità. La ricostruzione risulta così meglio circoscritta, senza che ogni singolo dettaglio sia stato osservato direttamente.

Ein Messgerät steht auf Fels in einer alpinen Landschaft.
Symbol für die seismische Überwachung; kein tatsächlicher Messstandort bei Blatten. KI-generiertes Symbolbild. · JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

Che cosa lascia aperto lo studio

Un risultato centrale è l'attrito efficace fortemente ridotto che i modelli utilizzati richiedono per riprodurre osservazioni e depositi. Per la spiegazione fisica il team di autori guidato da Jiahui Kang indica diverse possibilità. I risultati geotecnici sono compatibili con un possibile contributo di una pressione dell'acqua più elevata nei pori. Altri meccanismi, come il ruolo del ghiaccio, la segregazione o la frantumazione, non possono per questo essere esclusi.

Non è un dettaglio secondario. «Serve un attrito ridotto» e «questo singolo processo ha causato l'attrito ridotto» sono affermazioni diverse. La prima è sostenuta dal confronto tra modelli. La seconda sarebbe più forte di quanto lo studio consenta. Proprio nel campo dei pericoli naturali è importante non presentare una spiegazione plausibile come causa dimostrata in modo definitivo.

Una valle uscita dalla stampante

Un'ulteriore prospettiva è offerta da un progetto dell'ETH presentato l'8 settembre. Il team di Johan Gaume ha costruito un modello fisico del terreno in scala 1:577. È composto da 56 parti stampate e occupa circa dodici metri quadrati. Per ragioni di spazio il paesaggio è stato disposto a specchio. Si tratta di uno strumento sperimentale, non di un modello espositivo che pretenda una vista invariata.

In laboratorio materiali e condizioni possono essere variati in modo controllato. Acqua, sabbia e argilla aiutano a studiare processi selezionati e a verificare i modelli computerizzati. Il vantaggio sta nella ripetibilità: un esperimento può essere rifatto con presupposti modificati. La catastrofe reale non si può né ripetere né dotare a posteriori di strumenti di misura aggiuntivi.

Un modello in scala ridotta non è però semplicemente una frana in piccolo con tutte le proprietà dell'originale. I ricercatori devono decidere quali nessi fisici rappresentare. Proprio per questo laboratorio, terreno e calcolo numerico si completano a vicenda. Nessuna di queste prospettive sostituisce completamente le altre.

Capire è un passo, non una garanzia

Per la Svizzera il guadagno di conoscenza ha rilevanza pratica: modelli migliori possono aiutare a valutare con maggior fondamento le possibili estensioni dei movimenti di massa. Dalla riuscita ricostruzione di un evento noto non segue però che momento e dimensioni di una futura frana possano essere previsti con esattezza. A posteriori sono disponibili informazioni che prima di un evento possono mancare.

La forza dei nuovi lavori sta dunque anche nella loro prudenza. Essi mostrano con chiarezza quali osservazioni si accordano con quale spiegazione e dove restano aperte più possibilità. Per la gestione dei pericoli naturali questo è più prezioso di una promessa apparentemente senza lacune: le decisioni vanno prese con conoscenze migliori, ma continuano a essere prese in condizioni di incertezza.

Fonti

Studio originale: Communications Earth & Environment, 7 settembre 2026 · WSL: ricostruzione sismica, 15 settembre 2026 · ETH Zürich: la frana uscita dalla stampante 3D, 8 settembre 2026

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