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See und Gebäude in Crans-Montana mit bewaldetem Ufer
Crans-Montana am 14. August 2012, lange vor dem Brand. Archivbild, keine Aufnahme des Ereignisses. Gamemaster669 / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0, unverändert. Original und Lizenz im Quellenblock.
Svizzera19:00 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Crans-Montana: la Svizzera rinuncia a 1,5 milioni dall'Italia

Berna rinuncia al rimborso per dodici ustionati assicurati in Italia. Il Consiglio federale riconosce così anche l'aiuto italiano dopo la catastrofe.

La Svizzera rinuncia a 1,5 milioni di franchi che avrebbe chiesto indietro all'Italia per il trattamento di dodici vittime dell'incendio di Crans-Montana assicurate in Italia. Lo ha deciso il Consiglio federale il 4 novembre. Dopo l'incendio del 1° gennaio 2026 i feriti erano stati inizialmente curati in ospedali svizzeri e in seguito trasferiti in Italia.

Berna chiude così la disputa su questa richiesta di rimborso con un'eccezione alla procedura di fatturazione abituale. La decisione riguarda l'assicurazione delle persone curate, non soltanto la loro cittadinanza. Anche nel senso inverso, un ferito assicurato in Svizzera era stato curato in Italia. Roma aveva proposto che i due Paesi rinunciassero reciprocamente al rimborso.

Una fattura tra i sistemi sanitari

Secondo l'Accordo sulla libera circolazione delle persone con l'UE, di principio è il Paese in cui una persona è assicurata a sostenere i costi, anche quando il trattamento avviene nell'altro Paese. Che un ospedale svizzero curi qualcuno non significa quindi automaticamente che la Svizzera si assuma definitivamente la fattura. Secondo il Consiglio federale, l'accordo consente tuttavia deroghe tra gli Stati.

Per la gestione di questi costi transfrontalieri è competente, sul fronte svizzero, l'Istituzione comune LAMal. Durante i colloqui l'istituzione aveva già sospeso in via provvisoria la richiesta di rimborso nei confronti del Ministero della salute italiano. Da questa sospensione nasce ora una rinuncia. La somma di 1,5 milioni di franchi indica il trattamento svolto in Svizzera, non le conseguenze mediche complessive della catastrofe.

Per l'aiuto finanziario una tantum il Consiglio federale si basa sulle sue competenze di politica estera secondo l'articolo 184 capoverso 1 della Costituzione federale. Secondo la sua motivazione, queste gli permettono una tale decisione senza una base legale specifica. Con ciò il governo non annuncia alcun cambiamento generale delle regole per i pazienti stranieri.

Colonne e stemmi cantonali sulla facciata del Palazzo federale
Il Palazzo federale a Berna. Il Consiglio federale basa l'aiuto una tantum sulle sue competenze di politica estera. Immagine d'archivio del 25 giugno 2015. Zinneke / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0, non modificata.

L'Italia ha aiutato con specialisti e trasporti

A motivazione della decisione il governo cita esplicitamente il sostegno dell'Italia e di altri Paesi vicini. Dopo l'incendio la Svizzera aveva chiesto aiuto attraverso il meccanismo unionale di protezione civile. Nei primi giorni i feriti gravi hanno dovuto essere trasferiti dagli ospedali svizzeri in centri specializzati all'estero.

Il 9 gennaio la Commissione europea ha documentato l'evacuazione di 38 pazienti verso Belgio, Germania, Francia e Italia. Francia, Italia, Lussemburgo, Romania e Svizzera hanno garantito i trasporti. Squadre francesi e italiane con competenze specifiche sulle ustioni hanno inoltre sostenuto gli ospedali svizzeri nelle valutazioni cliniche e nelle decisioni sui trasferimenti.

Questo aiuto non riguardava soltanto letti liberi. Per curare ustioni gravi servivano squadre specializzate e una distribuzione coordinata dei feriti. Il Consiglio federale definisce quindi l'attuale rinuncia ai costi come segno di reciprocità e come riconoscimento per il sostegno rapido, non burocratico e gratuito.

Roma accoglie con favore la rinuncia, ma chiede ancora chiarezza

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha informato della decisione la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni. Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ha dal canto suo ringraziato il consigliere federale Ignazio Cassis, che gli aveva trasmesso la notizia. Il ministero degli esteri italiano ha valutato la decisione come risultato dell'impegno del proprio governo per le persone coinvolte.

Tajani ha unito il ringraziamento all'impegno a continuare a sostenere le famiglie e a contribuire, insieme alle autorità svizzere, al chiarimento delle responsabilità. La rinuncia al rimborso medico non risponde a queste questioni di responsabilità. Essa regola una parte del finanziamento tra i due Stati.

Altri aiuti poggiano su un'altra base

Per le vittime e i familiari esistono inoltre strumenti di sostegno propri. Il 20 marzo il Parlamento ha approvato la legge federale a sostegno delle vittime dell'incendio; è entrata in vigore il giorno seguente. Ne fa parte il contributo di solidarietà di 50'000 franchi per ogni persona deceduta o curata in regime stazionario. Questo aiuto va distinto dalla rinuncia al rimborso decisa oggi.

Secondo l'UFSP, i servizi cantonali di aiuto alle vittime sono il punto di riferimento centrale per le persone colpite. Lì vengono coordinati gli aiuti finanziari, psicologici e di altro tipo. Con la decisione del 4 novembre viene ora meno la richiesta svizzera nei confronti dell'Italia; l'assistenza e l'accompagnamento dei feriti restano un compito di lungo periodo.

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