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Westfassade des US-Kapitols in Washington mit Kuppel und vorgelagertem Park
Sitz des US-Kongresses in Washington. Archivaufnahme von 1997: Architect of the Capitol / Wikimedia Commons, gemeinfrei; unverändert übernommen. Original im Quellenblock.
Politica internazionale13:00 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Gli impegni europei per l'Ucraina restano dopo la sconfitta di Trump

I democratici conquistano entrambe le camere del Congresso. Berlino spera in un sostegno supplementare a Kyjiv; gli impegni finanziari europei per il 2027 sono già validi.

Secondo l'elaborazione dell'agenzia di stampa AP, i democratici hanno conquistato le maggioranze alla Camera dei rappresentanti e al Senato nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026. A Berlino ciò alimenta le speranze di un maggiore sostegno all'Ucraina. Allo stesso tempo il governo federale mantiene la collaborazione con Donald Trump: il presidente resta in carica e rimane quindi un interlocutore centrale per commercio e sicurezza.

La nuova distribuzione dei poteri non entra in vigore la notte delle elezioni. I mandati dei deputati e dei senatori neoeletti iniziano il 3 gennaio 2027. Fino ad allora decide ancora il Congresso uscente. Per l'Europa si apre quindi dapprima una fase di transizione, non un cambio immediato della politica estera americana.

Berlino spera in un movimento negli aiuti all'Ucraina

Il ministro degli esteri federale Johann Wadephul vede possibilità di nuovi colloqui trasversali sul sostegno all'Ucraina. Secondo il suo intervento a Berlino ripreso dalla Deutsche Welle, egli rimanda a sostenitori in entrambi i partiti e in entrambe le camere. Si tratta di un'aspettativa politica, non ancora di una promessa di armi o fondi aggiuntivi.

Secondo il resoconto della DW, il portavoce del governo federale ha evitato una valutazione dell'esito elettorale e ha annunciato la continuazione della stretta collaborazione con Washington. Il ministro della difesa Boris Pistorius ha dal canto suo sollecitato un pilastro europeo della Nato più forte. Non si sa come agirà Trump dopo la sconfitta del suo partito.

Queste reazioni distinguono due compiti: conquistare nuove maggioranze come interlocutori e portare avanti i propri piani di difesa. Una composizione mutata del Congresso non solleva i governi europei da un impegno già assunto.

Veduta aerea del quartier generale della Nato a Bruxelles con il complesso edilizio più vecchio sullo sfondo
Il nuovo quartier generale della Nato a Bruxelles (a sinistra) in un'immagine d'archivio del 27 ottobre 2017. Swadim / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0; ripresa senza modifiche.

Il conto per il 2027 è già sul tavolo

La Nato si era già impegnata a fornire ulteriore sostegno a Kyjiv prima delle elezioni. Nella dichiarazione del vertice di Ankara dell'8 luglio gli alleati hanno promesso per il 2026 equipaggiamento militare, aiuti e addestramento per un valore di 70 miliardi di euro. Per il 2027 hanno ribadito impegni nazionali a mantenere almeno un livello equivalente.

La dichiarazione rileva al contempo che gli alleati europei e il Canada finanziano ormai la parte di gran lunga maggiore dell'assistenza in materia di sicurezza. La richiesta di una maggiore responsabilità europea non è quindi una nuova conseguenza dell'elezione americana. Fa parte della linea già concordata dall'alleanza.

I 70 miliardi sono un impegno politico comune degli alleati, non un pacchetto di aiuti americano di nuova approvazione. Anche la formulazione per il 2027 non sostituisce decisioni nazionali di bilancio. Chi deduce già dalla vittoria elettorale democratica una determinata fornitura aggiuntiva salta le decisioni necessarie a tal fine.

Sul denaro decidono entrambe le camere

Per nuove spese americane servono autorizzazioni legislative di fondi. Questo potere di bilancio dà al Congresso influenza anche in politica estera. La rappresentazione secondo cui Trump dopo le elezioni potrebbe essere frenato solo in politica interna sarebbe perciò troppo sommaria.

Il presidente resta invece comandante in capo delle forze armate. Sulle leggi conserva un veto, che può essere superato solo con maggioranze di due terzi in entrambe le camere. Una maggioranza democratica da sola non garantisce quindi né l'attuazione di un nuovo programma di aiuti né la sua configurazione. Per i partner europei conterà in futuro quali progetti trovano effettivamente maggioranze e vengono firmati dal presidente oppure superano il suo veto.

Un risultato elettorale non abbassa ancora nessun dazio

La situazione è simile sul piano commerciale. La Costituzione attribuisce la competenza doganale al Congresso. Quest'ultimo ha però conferito al presidente, tramite diverse leggi, poteri limitati di adeguamento dei dazi all'importazione. Un rapporto del servizio di ricerca parlamentare CRS del marzo 2026 descrive sia queste autorizzazioni sia i loro limiti.

Il Congresso può modificare le basi legali. Per farlo non basta però il semplice annuncio di una nuova maggioranza. Le regole esistenti non scompaiono la mattina dopo le elezioni. Le imprese non possono quindi dedurre dall'esito una fattura doganale più bassa; per questo serve una modifica giuridica concreta o una decisione corrispondente nell'ambito dei poteri vigenti.

Il primo punto fermo è il 3 gennaio. Allora iniziano i nuovi mandati. Fino ad allora Berlino e altre capitali europee devono proseguire i loro colloqui con il governo in carica – e iscrivere nei bilanci per il 2027 i propri impegni per l'Ucraina.

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