
Deportazioni USA: cosa rivelano i 25.447 casi verso Paesi terzi
Il numero proviene da un'inchiesta internazionale. Gli impegni superiori a 410 milioni di dollari non sono spese documentate – e un tribunale chiede più tutela giuridica.
Almeno 25.447 persone sono state deportate dagli Stati Uniti, tra gennaio 2025 e la fine di agosto 2026, in Paesi di cui non possiedono la cittadinanza. Il numero proviene da un'inchiesta transfrontaliera del Deportation Project, non da una statistica ufficiale statunitense completa. Proprio per questo ha bisogno di contesto: circa 20.000 di questi trasferimenti sono andati in Messico. I casi restanti si distribuiscono su numerosi Stati e su accordi molto diversi tra loro.
Un numero grande – con un'origine chiara
Il progetto d'inchiesta coordinato da Forbidden Stories ha analizzato dati di diverse fonti, tra cui l'osservatorio Third-Country Deportation Watch di Human Rights First e Refugees International, oltre ad altre ricerche. Fino al 31 agosto il consorzio ha registrato trasferimenti in 28 Paesi terzi. Le organizzazioni seguono una pratica di cui il governo statunitense spesso non documenta pubblicamente in modo completo i singoli voli e i singoli accordi. Per questo «almeno» è importante: si tratta di una soglia minima verificata sulla base delle prove disponibili, non di un bilancio statale privo di lacune.
La distribuzione contraddice la prima impressione di una serie mondiale fatta solo di voli a lunga distanza. Il Messico rappresenta la parte di gran lunga maggiore dei casi registrati. Un trasferimento in un Paese vicino e una consegna attraverso i continenti sollevano questioni logistiche, giuridiche e umane diverse. Entrambi rientrano nel concetto di «Paese terzo», se la persona interessata non vi fa ritorno in quanto cittadina. Dal totale non si possono dedurre né la distanza media né la sicurezza individuale di una deportazione.
A metà agosto il tracker delle due organizzazioni per i diritti umani segnalava più di 23.000 persone coinvolte in 26 Stati. Il numero più alto del consorzio ha una data di riferimento più recente e integra altre fonti. Differenze di questo tipo non provano che uno dei due conteggi sia sbagliato. Mostrano quanto in fretta invecchi una soglia minima aggiornata di continuo e perché data di riferimento, base dati e definizione vadano citate insieme al numero.
410 milioni di dollari non sono una prova di spesa
Accanto al numero dei casi circola un secondo valore: almeno 410 milioni di dollari. Dopo aver consultato documenti interni del Dipartimento di Stato, il Washington Post ha riferito che il governo aveva autorizzato o promesso, entro la fine di giugno, fondi di quest'ordine di grandezza per accordi con 31 Paesi. Ciò non equivale a 410 milioni di dollari già trasferiti o spesi. Nemmeno dividere questa somma per 25.447 casi darebbe un «prezzo per deportazione» serio: periodo, Paesi destinatari e scopo dei fondi non coincidono del tutto.
Dal Senato degli Stati Uniti arriva un controllo indipendente, ma collocato politicamente in una parte. I membri democratici della commissione Esteri hanno documentato in febbraio, per un periodo precedente, oltre 32 milioni di dollari di pagamenti diretti a cinque governi e ulteriori costi di volo. Il loro rapporto critica la mancanza di trasparenza e di controllo. Non dimostra che ogni impegno successivo sia stato pagato. Il Dipartimento di Stato e il governo difendono le deportazioni verso Paesi terzi come strumento per i casi in cui i Paesi d'origine non accolgono le persone o un rimpatrio non è possibile. I critici obiettano che chi cerca protezione in un Paese straniero può avere un accesso più difficile ai rimedi giuridici e alla sicurezza.

Un tribunale pone limiti alla procedura
Il 18 settembre una corte d'appello statunitense, in un procedimento contro il Dipartimento della sicurezza interna, ha confermato requisiti centrali per questo tipo di deportazioni. Le persone coinvolte devono essere informate in modo effettivo sul Paese di destinazione e ricevere un'occasione concreta di presentare i timori di persecuzione o tortura in quel Paese. La decisione riguarda la procedura, non l'affermazione che ogni trasferimento verso un Paese terzo sia per principio vietato. Vanno considerati gli ulteriori effetti processuali e i possibili ricorsi; una sentenza da sola non dice come le autorità tratteranno in futuro ogni singolo caso.
Per la Svizzera il caso non comporta un cambiamento diretto del diritto d'asilo elvetico. Mostra però quanto poco un numero aggregato senza metodologia riveli sui singoli casi. Chi vuole valutare la pratica statunitense deve porre tre domande distinte: dove sono state effettivamente portate le persone? Quali fondi sono stati promessi e quali pagati? Prima del trasferimento, le persone coinvolte avevano una possibilità reale di far valere un rischio per la loro protezione? Solo questa separazione trasforma un numero spettacolare in una storia verificabile.
Fonti originali
- Forbidden Stories: mappa del Deportation Project
- Human Rights First e Refugees International: tracker dei Paesi terzi, stato ad agosto 2026
- Senato USA: rapporto dei membri democratici della commissione su costi e accordi
- Corte d'appello USA: D.V.D. contro DHS, sentenza del 18 settembre 2026
- Washington Post: inchiesta sui documenti interni relativi a spese e impegni



