Sei settimane di vacanza: perché la Svizzera disse no nel 2012
L'iniziativa è fallita con il 66,5 % di no. Quattro settimane restano il minimo legale: i giorni supplementari continuano a essere negoziati nei contratti e nei contratti collettivi.

L'iniziativa popolare «6 settimane di vacanza per tutti» non è fallita nella domenica di votazione attuale, ma l'11 marzo 2012. Questa precisazione temporale è importante: il set di dati collegato documenta una votazione che oggi risale a 14 anni fa. Il risultato finale ufficiale fu netto. 771 717 persone hanno votato sì, 1 531 986 no. La quota di no è stata del 66,5 %, la partecipazione del 45,42 %.
Questa votazione storica resta comunque attuale. Mostra perché la Svizzera disciplina ancora oggi il tempo di riposo anzitutto con norme minime e soluzioni contrattuali, invece di imporre a tutti i lavoratori lo stesso diritto più elevato.
Che cosa avrebbe cambiato l'iniziativa
L'iniziativa lanciata da Travail.Suisse chiedeva un diritto costituzionale ad almeno sei settimane di vacanza pagate all'anno per tutti i lavoratori. Una disposizione transitoria prevedeva un'attuazione per tappe: nell'anno civile successivo a un'eventuale accettazione sarebbero state dovute dapprima almeno cinque settimane, poi un giorno di vacanza in più ogni anno, fino a raggiungere le sei settimane.
I sostenitori vi vedevano più riposo e una compensazione di fronte all'intensificarsi del lavoro. Il Consiglio federale non ha contestato l'utilità delle vacanze, ma ha respinto un diritto costituzionale rigido. Ha messo in guardia da costi salariali supplementari e ha sostenuto che assenze più lunghe avrebbero dovuto essere compensate con più personale o con un lavoro più denso. Una simile obbligatorietà potrebbe inoltre ridurre il margine di manovra disponibile per aumenti salariali, riduzioni dell'orario di lavoro o altri miglioramenti.
Il risultato della votazione non prova che due terzi dei votanti fossero contrari a più tempo libero. Il voto riguardava uno strumento preciso: sei settimane come diritto costituzionale esteso a tutti. Le motivazioni individuali dei votanti non possono essere dedotte dal solo risultato.

Che cosa prevede oggi la legge
Il minimo legale non è cambiato nella sostanza. Secondo l'articolo 329a del Codice delle obbligazioni, i lavoratori hanno diritto ad almeno cinque settimane di vacanza per anno di servizio fino al compimento del 20° anno di età. Per tutti gli altri il minimo è di quattro settimane. Almeno due settimane di vacanza devono essere prese di seguito.
Si tratta di un limite inferiore. Un contratto di lavoro individuale, un contratto normale di lavoro o un contratto collettivo di lavoro possono prevedere di più. La SECO segnala che nei CCL e nei contratti individuali vengono spesso convenute cinque settimane per i lavoratori a partire dai 50 anni. La realtà delle vacanze varia quindi secondo il ramo, l'azienda, l'età e il potere negoziale.
La votazione del 2012 non ha quindi creato un tetto di quattro settimane. Ha impedito un diritto minimo uniforme più elevato; soluzioni volontarie o concordate nell'ambito del partenariato sociale sono rimaste possibili.
Perché il conflitto non è scomparso
Dal 2012 il lavoro flessibile, il tempo parziale, il telelavoro e i carichi psichici hanno modificato il dibattito. Più giorni liberi possono favorire il recupero, ma non risolvono automaticamente la mancanza di personale né una cattiva pianificazione degli orari. Nelle aziende con organici ridotti, un diritto a più vacanze può accrescere il fabbisogno di sostituti. Al contrario, un'intensità di lavoro elevata e vacanze non godute possono, a lungo termine, pesare sulla salute e sulla produttività.
La votazione di allora non permette quindi di trarne una verità economica semplice. È stata un arbitrato politico tra una norma sociale vincolante per tutti e la libertà di negoziare le condizioni di lavoro ramo per ramo.
Il no continua a produrre i suoi effetti
Quattro settimane restano la base legale per la maggior parte degli adulti. Per sapere quante vacanze siano realmente dovute occorre quindi consultare, oltre al CO, il proprio contratto e un eventuale CCL. Giorni di vacanza supplementari non sono un'eccezione, ma non costituiscono nemmeno un diritto generale.
La votazione del 2012 è quindi meno un'attualità di voto che una chiave per capire il diritto del lavoro attuale: la Svizzera ha scelto di rinunciare a sei settimane per tutti e ha optato per un sistema in cui i miglioramenti nascono anzitutto dal lato dei datori di lavoro e del partenariato sociale.


