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Abstrakte Karte des Horns von Afrika mit Tigray, Eritrea und einer Handelsroute am Roten Meer.
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Politica internazionale16:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 4 min0 commenti

Tigray e il Mar Rosso: perché i rischi vanno valutati separatamente

L'ONU segnala nuovi combattimenti nell'Etiopia settentrionale. Una guerra diretta per il Mar Rosso non è documentata – ma le tensioni regionali e i rischi commerciali restano rilevanti.

La situazione nel nord dell'Etiopia si è nuovamente inasprita. Alla fine di settembre il segretario generale dell'ONU ha riferito di combattimenti intensificati dentro e attorno al Tigray, dell'occupazione di tre aeroporti e di un'estensione della violenza nelle zone limitrofe. È una grave crisi umanitaria e regionale. Non è invece documentata l'affermazione più ampia secondo cui il conflitto del Tigray si sarebbe già esteso direttamente fino al Mar Rosso.

Per un inquadramento obiettivo occorre tenere distinti tre rischi: i combattimenti e le loro conseguenze per la popolazione civile nell'Etiopia settentrionale, le tensioni tra Etiopia, Eritrea ed Egitto, nonché l'incertezza che esiste separatamente sulle importanti rotte marittime del Mar Rosso. Sul piano politico questi fattori si influenzano a vicenda. Ma non sono lo stesso evento.

Che cosa è documentato nell'Etiopia settentrionale

Il 23 settembre le Nazioni Unite hanno messo in guardia da una situazione in rapido peggioramento. Hanno fatto riferimento a rapporti su combattimenti inaspriti dentro e attorno al Tigray, all'occupazione degli aeroporti di Mekelle, Axum e Shire e a una diffusione delle ostilità nelle regioni limitrofe. L'ONU ha chiesto a tutte le parti coinvolte la de-escalation, la protezione della popolazione civile e un accesso umanitario senza ostacoli.

Una settimana dopo il coordinatore residente dell'ONU in Etiopia ha dichiarato che sono particolarmente a rischio le persone già sfollate a causa dei combattimenti precedenti; al tempo stesso si registrano nuovi sfollamenti. Tra il 2025 e il 2026 le organizzazioni umanitarie hanno segnalato notevoli ostacoli al loro lavoro. Secondo l'ONU almeno dieci veicoli umanitari sono stati sequestrati da gruppi armati e solo due di essi sono stati poi restituiti.

Anche le conseguenze quotidiane sono concrete: blocchi stradali, collegamenti telefonici e internet interrotti e voli cancellati rendono difficile l'approvvigionamento delle persone in difficoltà. L'ONU ha inoltre riferito di un attacco con droni contro un camion che trasportava aiuti alimentari per gli sfollati. Chi ne sia responsabile non è attribuito in modo definitivo nei comunicati ONU citati. Proprio per questo il lavoro giornalistico non deve presentare situazioni sospette come un'attribuzione di responsabilità accertata.

La tensione regionale non è un fronte comune confermato

L'Unione africana osserva al contempo tensioni accresciute tra Etiopia, Eritrea ed Egitto. Nella sua dichiarazione del 1° ottobre ha invitato tutti e tre gli Stati alla massima moderazione, a canali di comunicazione aperti e al dialogo diplomatico. Tre giorni dopo l'organizzazione ha precisato che il suo appello era seguito a espulsioni diplomatiche dalle tre capitali e che non doveva attribuire esplicitamente responsabilità ad alcuno Stato vicino.

È un'indicazione importante per l'inquadramento giornalistico. Esistono tensioni regionali e possono rafforzarsi a vicenda. Dalle dichiarazioni ufficiali non deriva però alcuna affermazione confermata secondo cui la guerra in Tigray sarebbe già diventata una guerra per il Mar Rosso.

Anche un comunicato congiunto di Unione africana, Unione europea e ONU del 20 settembre tratta i due temi separatamente: esprime preoccupazione per l'escalation nel Mar Rosso e sostiene al tempo stesso il dialogo e l'attuazione dell'accordo di Pretoria tra il governo etiope e il TPLF. La formulazione collega le crisi a livello regionale, ma non afferma alcuna catena causale militare diretta.

Symbolische Darstellung von humanitärer Hilfe und unterbrochenen Verkehrswegen in einer trockenen Bergregion.
KI-generiertes Symbolbild · JournalPlus. Unterbrochene Verkehrs- und Kommunikationswege erschweren Hilfe und unabhängige Lagebeurteilungen. · KI-generiertes Symbolbild · JournalPlus

Perché il Mar Rosso conta comunque

Il Mar Rosso resta importante per il commercio mondiale. L'UNCTAD, l'organizzazione ONU per il commercio, ha documentato che i rischi per la sicurezza su questa rotta hanno già portato a deviazioni via Capo di Buona Speranza, percorsi di trasporto più lunghi e costi più elevati. Da ciò non si può però dedurre che ogni sviluppo violento in Tigray conduca immediatamente a un nuovo ostacolo alla navigazione.

Per le imprese dipendenti dalle importazioni contano quindi di più dati concreti su rotte, assicurazioni, capacità di carico e scorte che non generici allarmismi. Per i consumatori sarebbe poco serio prevedere automaticamente aumenti dei prezzi: se una crisi geopolitica incida su un singolo prodotto dipende dal contratto di fornitura, dalla via di trasporto, dalle scorte e dalle possibilità di alternative.

Che cosa può trarne la Svizzera

Per chi viaggia la situazione è direttamente rilevante. Il DFAE sconsiglia i viaggi verso il Tigray e segnala scontri armati, vie di comunicazione compromesse e possibili interruzioni dei collegamenti aerei, internet e di telefonia mobile. È un'informazione di sicurezza concreta, non un dibattito geopolitico astratto.

Per la Svizzera come attore umanitario al centro vi è soprattutto l'accesso alla protezione e agli aiuti. La cooperazione svizzera in Etiopia sostiene tra l'altro organizzazioni multilaterali come il CICR, l'UNHCR e il Programma alimentare mondiale. Quando strade, comunicazioni e trasporti di aiuti vengono meno, questo accesso diventa la questione decisiva.

La conclusione solida è dunque questa: l'Etiopia settentrionale ha bisogno di de-escalation e di accesso umanitario. Le tensioni nel Corno d'Africa meritano attenzione. Ma chi condensa Tigray, le relazioni con l'Eritrea e la navigazione nel Mar Rosso in un'unica narrazione di guerra non rende la situazione più comprensibile, bensì meno precisa.

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