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Zwei robotische Operationsarme über einem abgedeckten Operationstisch in einem unmarkierten Operationssaal.
JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild
Salute19:45 UhrJournalPlus RedaktionTempo di lettura: 3 min0 commenti

Chirurgia robotica in crescita: non conta il numero di apparecchi

In Svizzera, nell'arco di un anno, sono stati eseguiti nettamente più interventi assistiti da robot. La tendenza può giovare ai pazienti, a patto che benefici, formazione e costi restino trasparenti per ogni tipo di operazione.

Bedienkonsole eines Operationsroboters neben einem abgedeckten Operationstisch und chirurgischen Instrumenten.
Die robotische Steuerkonsole übersetzt die Bewegungen des Operationsteams in präzise Instrumentenbewegungen. · JournalPlus / KI-generiertes Symbolbild

Da tempo i robot chirurgici hanno smesso di appartenere al racconto sul futuro della medicina. Sono presenti in sempre più ospedali svizzeri, accompagnano interventi di urologia, ginecologia, chirurgia viscerale o ortopedia e vengono presentati sempre più spesso come segno di un'assistenza moderna. Secondo le ricerche di Medinside, l'anno scorso sono state eseguite circa 22'000 operazioni assistite da robot, il 25 per cento in più rispetto al 2024.

Il numero è notevole. Non significa però automaticamente che un quarto in più di pazienti riceva ora cure migliori. Un robot chirurgico non opera in modo autonomo. Traduce i movimenti di una figura specializzata in strumenti controllabili con particolare finezza e, in determinati interventi, può migliorare la visuale e la mobilità. Se da ciò derivi un vantaggio per una persona concreta dipende dalla diagnosi, dal metodo, dall'esperienza dell'équipe e dalla procedura di confronto.

Uno strumento, non un pilota automatico

«Chirurgia robotica» è un termine seducente, perché suona come autonomia. In sala operatoria, però, la responsabilità resta alle persone. Le chirurge e i chirurghi comandano il sistema, pianificano l'intervento, decidono sui rischi e possono cambiare tecnica quando è medicalmente necessario. La tecnologia è dunque piuttosto uno strumento di alta precisione che un attore a sé stante.

Il suo punto di forza sta spesso nella chirurgia mini-invasiva. Strumenti mobili e una visione tridimensionale ingrandita possono essere d'aiuto in spazi anatomici ristretti. In urologia la prostatectomia radicale assistita da robot fa parte dell'offerta standard in molti centri. Anche interventi al rene, all'utero o all'intestino vengono eseguiti con questa tecnica.

In ortopedia la spinta è più recente. Per le protesi di ginocchio, Medinside segnala dal 2022 una crescita particolarmente forte. Qui un sistema può supportare la pianificazione e l'allineamento. Se questo si traduca in meno complicazioni, esiti migliori a lungo termine o costi successivi inferiori va però verificato con confronti solidi. La precisione nell'immagine o nel protocollo operatorio non equivale automaticamente a un vantaggio clinicamente rilevante.

Le prove variano a seconda dell'intervento

La letteratura scientifica sulla chirurgia assistita da robot è ampia, ma non uniforme. Per alcune operazioni gli studi mostrano vantaggi in termini di perdita di sangue, durata del ricovero o parametri tecnici. In altri casi i risultati sono comparabili a quelli di una chirurgia laparoscopica o aperta ben consolidata. Le differenze possono inoltre dipendere dalla curva di apprendimento di un'équipe, dalla selezione dei casi e dall'esperienza di un centro.

Per questo la domanda «assistito da robot o no?» non basta. Più sensate sono domande concrete: per quale indicazione? Rispetto a quale procedura di confronto? Quali risultati vengono misurati? E per quanto tempo i pazienti vengono seguiti dopo l'intervento? Il sistema svizzero di classificazione delle operazioni CHOP consente sì di registrare le procedure; per un ampio dibattito sulla qualità servono però anche dati comparabili sugli esiti.

Investimenti, formazione e accesso

I sistemi sono costosi, così come la manutenzione, gli strumenti e la formazione. Se i costi aggiuntivi vengano compensati da ricoveri più brevi, meno complicazioni o processi più efficienti varia a seconda della disciplina. Per gli ospedali nasce una concorrenza supplementare: chi offre la tecnologia può attirare specialiste e specialisti; allo stesso tempo devono esserci casi sufficienti perché le équipe sviluppino una routine elevata.

Il 25 per cento di crescita mostra un cambiamento chiaro nella sala operatoria svizzera. Ma il criterio di successo non può essere il numero di robot o di interventi. Deve essere questo: per quali persone la tecnologia migliora in modo dimostrabile la sicurezza, la ripresa o l'esito, e a quale prezzo?

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