
Prodotti proteici: più proteine non rendono automaticamente più sani
Gli alimenti arricchiti possono aumentare sensibilmente l'apporto. Contano il fabbisogno personale, l'alimentazione nel suo insieme e i limiti dei dati a lungo termine, non una singola promessa pubblicitaria.
Barrette, bevande e yogurt proteici promettono una porzione extra di proteine senza complicazioni. Se siano utili, superflui o problematici non si può però decidere in base ai grammi messi in evidenza sulla confezione. Un rapporto delle autorità svizzere mostra che i prodotti arricchiti possono aumentare notevolmente l'apporto giornaliero. Non dimostra però né che l'intera popolazione consumi troppe proteine, né che un singolo budino proteico faccia ammalare.
Per chi acquista e consuma questi prodotti occorre tenere distinte tre domande: di quante proteine ha bisogno l'organismo, cosa si sa sulla sicurezza di quantità elevate e cosa può essere indicato su una confezione? Le risposte provengono da basi scientifiche e giuridiche diverse.
Un valore di riferimento non è una quantità massima
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare EFSA indica per gli adulti sani un valore di riferimento di 0,83 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Per 70 chilogrammi corrispondono a circa 58 grammi. Il valore descrive un apporto destinato a coprire il fabbisogno della grande maggioranza degli adulti sani. Non è una quantità ideale diagnosticata individualmente né una soglia oltre la quale inizia un'intossicazione.
Per mancanza di dati sufficienti, l'EFSA non ha potuto stabilire un apporto superiore tollerabile valido in generale per le proteine. Ciò non significa né che ogni quantità superiore sarebbe pericolosa, né che un consumo illimitato sia dimostrato innocuo. Per la sicurezza nell'arco di decenni serve una base di prove diversa da quella necessaria per gli effetti a breve termine dell'allenamento.
Il rapporto di segnalazione svizzero «Zu proteinreiche Ernährung» esiste in una versione del novembre 2023. Calcola diversi menù ipotetici per una persona di 70 chilogrammi. Con il menù classico, senza arricchimento, risultano 1,2 grammi per chilogrammo al giorno; con prodotti arricchiti in pari quantità, 2,4 grammi. Si tratta di uno scenario di calcolo, non di un rilevamento delle attuali abitudini d'acquisto.
Cosa lascia aperto l'avvertimento svizzero
Il rapporto rimanda a poche prove a lungo termine, in parte contraddittorie, relative a un apporto molto elevato. I valori che definisce sicuri per determinate persone sane e adattate non vanno equiparati a una quantità massima stabilita per legge. Anche i dati di consumo di menuCH utilizzati nel rapporto risalgono agli anni 2014 e 2015. Non possono quindi riflettere completamente l'attuale tendenza verso le proteine.
Questi calcoli modello non forniscono un dato attuale su quante persone in Svizzera subiscano danni alla salute a causa di prodotti arricchiti. Né giustificano un giudizio uniforme su tutti gli alimenti ricchi di proteine. La composizione complessiva e la situazione personale restano determinanti.

Per chi può avere senso un apporto maggiore
Per le persone anziane l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV/BLV) sottolinea l'importanza di proteine sufficienti e di una loro distribuzione nell'arco della giornata. Per mantenere la muscolatura, alimentazione e movimento agiscono insieme. Un appello generico a mangiare il meno possibile proteine sarebbe quindi impreciso quanto la promessa che shake aggiuntivi risolvano ogni problema alimentare.
Anche l'allenamento può modificare il fabbisogno. La Società tedesca di nutrizione (DGE) indica, per più di cinque ore di sport a settimana, da 1,2 a 2,0 grammi per chilogrammo al giorno a seconda del carico e dell'obiettivo. Sottolinea al contempo che la massa muscolare non si costruisce soltanto con più proteine. Questa raccomandazione sportiva non è un obiettivo generale valido per tutti gli acquirenti.
In caso di malattia renale cronica possono valere indicazioni diverse. Una malattia già presente è quindi un motivo per concordare l'alimentazione con i professionisti curanti, invece di adottare una raccomandazione sportiva. Anche una forte restrizione decisa autonomamente può essere problematica, se l'apporto non basta più.
Cosa promette davvero l'etichetta
Secondo il controllo degli alimenti del Canton Zurigo, con la dicitura «High Protein» almeno un quinto del valore energetico totale deve provenire dalle proteine. Inoltre una porzione deve contenere una quantità significativa di proteine. Non si tratta del 20 per cento del peso del prodotto. L'indicazione non valuta automaticamente nemmeno zucchero, sale, contenuto energetico o prezzo.
Anche «in vendita» non significa in generale «esaminato singolarmente dalle autorità». Secondo l'USAV gli integratori alimentari non necessitano di principio di autorizzazione; le aziende sono responsabili nell'ambito dell'autocontrollo, mentre i cantoni controllano a campione. Per i nuovi alimenti o per determinati ingredienti valgono invece regole di autorizzazione specifiche. Uno yogurt arricchito e un integratore alimentare non appartengono quindi alla stessa categoria di prodotto soltanto per il loro contenuto di proteine.
Le raccomandazioni alimentari svizzere puntano su fonti varie come legumi, tofu, uova, latticini, carne e pesce. Per gli acquisti ne deriva un criterio sobrio: considerare prima l'alimentazione nel suo insieme e il fabbisogno reale, poi il prodotto. Molte proteine possono essere opportune. Una promessa nutrizionale messa in evidenza non sostituisce però un pasto equilibrato.
Fonti
- USAV: rapporto di segnalazione «Zu proteinreiche Ernährung», versione novembre 2023
- EFSA: parere scientifico sui valori di riferimento per le proteine
- USAV: raccomandazioni alimentari svizzere per gli adulti
- USAV: alimentazione dai 65 anni
- Canton Zurigo: requisiti legali per «High Protein»
- USAV: integratori alimentari, autocontrollo e autorizzazione
- USAV: autorizzazione dei nuovi alimenti
- DGE: documento di posizione sull'apporto proteico nello sport
- UCLA Health: proteine nelle malattie renali croniche
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