Il viaggio dell'Iran all'ONU: cosa c'è dietro le restrizioni USA
La delegazione può recarsi all'Assemblea generale a New York. Le restrizioni sugli acquisti sono più antiche – e più circoscritte di quanto suggerisca la parola «divieto di shopping».

La leadership iraniana può recarsi all'ONU a New York – nonostante la guerra con gli Stati Uniti. Washington ha consentito a una delegazione ristretta di partecipare alla settimana di alto livello dell'Assemblea generale, hanno riferito Reuters e AP il 17 settembre citando il Dipartimento di Stato americano. Secondo le loro fonti ne fanno parte il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Allo stesso tempo il Dipartimento ha annunciato restrizioni di viaggio e sugli acquisti.
La combinazione appare contraddittoria: accesso all'organizzazione mondiale, ma ostacoli agli acquisti. In realtà dietro ci sono due corpus normativi distinti. Uno serve a rendere possibile il lavoro diplomatico. Con l'altro gli Stati Uniti controllano determinati acquisti di rappresentanti stranieri. Chi parla di un nuovo divieto generalizzato di «shopping» omette differenze importanti.
L'accesso all'ONU non è un invito politico
L'accordo di sede tra l'ONU e gli Stati Uniti del 1947 obbliga le autorità americane a non ostacolare l'accesso alla sede, tra l'altro per i rappresentanti degli Stati membri. La sezione 12 stabilisce espressamente: questa regola vale indipendentemente dalle relazioni tra i governi in questione e Washington. Secondo la sezione 13, i visti necessari sono gratuiti e vanno rilasciati il più rapidamente possibile.
Ammettere una delegazione non significa quindi né avvicinamento politico né approvazione del suo governo. Significa innanzitutto consentire la partecipazione al lavoro di un'organizzazione internazionale. Questo spiega perché anche i rappresentanti di uno Stato avversario possano recarsi a New York.
Da ciò non deriva però una libertà di movimento illimitata. L'accordo ammette visti limitati territorialmente al recinto dell'ONU, alle sue immediate vicinanze e alle rotte di transito necessarie. Se singole condizioni ostacolino l'attività diplomatica protetta è una questione ulteriore. Un permesso d'ingresso da solo non la risolve.
La norma sugli acquisti risale al 2025
La base giuridica delle restrizioni sugli acquisti si può leggere con più precisione del titolo di oggi. Un provvedimento del Dipartimento di Stato americano del 18 settembre 2025, pubblicato il 23 settembre, impone un'autorizzazione preventiva per determinate operazioni. Riguarda la missione iraniana presso l'ONU, i suoi membri, i rappresentanti del governo iraniano che si recano negli Stati Uniti per scopi ONU e i loro familiari.
Sono comprese sia le iscrizioni a club all'ingrosso come Costco o Sam's Club sia l'acquisto di merci in tali negozi. Si aggiungono determinati beni di lusso. Secondo il provvedimento, nemmeno i terzi possono fornire le prestazioni contemplate in violazione di queste prescrizioni. Si tratta quindi di un divieto senza autorizzazione preventiva, non di un divieto assoluto di ogni acquisto.
Una definizione separata elenca per esempio orologi, borse, gioielli, elettronica e strumenti musicali. In linea di principio vale una soglia di oltre 1000 dollari USA al netto delle imposte per singolo oggetto. Per le auto private e altri veicoli a motore personali la soglia è di oltre 60'000 dollari. La regola sui club all'ingrosso va distinta da questa: non si limita agli articoli di lusso oltre tali soglie di valore.

Washington vuole fare pressione – Teheran replica
Il Dipartimento di Stato americano ha motivato le misure il 22 settembre 2025 in termini politici: i rappresentanti del governo non dovrebbero usare i viaggi diplomatici per acquistare beni non accessibili alla popolazione iraniana. Nella sua dichiarazione di allora ha definito le condizioni parte della pressione massima su Teheran. È la motivazione del governo americano, non la prova di concreti acquisti di lusso pianificati da questa delegazione.
L'Iran ha replicato già allora. In una lettera all'ONU del 23 settembre 2025 l'ambasciatore Amir Saeid Iravani ha criticato le restrizioni sugli acquisti come ingerenza nella privacy e nella dignità dei rappresentanti. Le limitazioni territoriali avrebbero inoltre impedito la partecipazione a diverse riunioni. Il documento attesta le obiezioni di Teheran; non è un giudizio indipendente sulla legittimità delle misure.
Decisivo è se la diplomazia resta possibile
Per il 2026 Reuters ha segnalato di nuovo limitazioni e una delegazione più piccola rispetto all'anno precedente. La notizia però non presenta restrizioni di viaggio attuali complete. Le precedenti limitazioni di percorso non possono quindi essere semplicemente presentate come prescrizioni di quest'anno.
Anche per la Svizzera è rilevante la distinzione tra politica bilaterale e cooperazione internazionale. In quanto Stato ospitante, disciplina i privilegi delle rappresentanze straniere e delle organizzazioni internazionali con proprie leggi e accordi, come spiega il DFAE. Le regole americane sugli acquisti non sono quindi una prassi automaticamente trasferibile a Ginevra.
La pietra di paragone decisiva a New York non è dunque l'accesso a un orologio costoso. È la domanda se la delegazione ammessa possa davvero svolgere i suoi compiti diplomatici. È proprio su questo che devono essere misurate le condizioni concrete.
Fonti
- Reuters: decisione sulla delegazione iraniana, 17 settembre 2026
- AP: visti per i vertici iraniani, 17 settembre 2026
- ONU/USA: accordo di sede del 1947, articolo IV
- Dipartimento di Stato americano: obbligo di autorizzazione per la missione iraniana, 2025
- Dipartimento di Stato americano: definizione dei beni di lusso, 2025
- Dipartimento di Stato americano: dichiarazione del 22 settembre 2025, documentata presso GlobalSecurity
- Missione iraniana presso l'ONU: lettera del 23 settembre 2025, documento A/80/402
- DFAE: privilegi e immunità, 1° febbraio 2026



