L'avvicinamento dell'Islanda all'UE: un segnale per la Svizzera?
I sondaggi prima del no alla ripresa dei negoziati con l’UE

Aggiornamento del 27 settembre 2026: Nel referendum del 29 agosto 2026, il 52,8 per cento degli elettori ha respinto la ripresa dei negoziati di adesione all'UE, contro il 47,2 per cento favorevole; l'affluenza è stata dell'82,6 per cento. Questo articolo del 27 agosto documenta i sondaggi e il dibattito prima del voto. I passaggi che descrivono la consultazione come futura si riferiscono alla situazione di allora. Risultato ufficiale.
L'Islanda verso il referendum sull'UE: corsa serrata sulla ripresa dei negoziati di adesione
Una stretta maggioranza di islandesi si esprime, poco prima di un referendum decisivo, a favore della ripresa dei negoziati di adesione all'UE. Un sondaggio dell'istituto Maskína pubblicato mercoledì indica il 51,3 per cento di favorevoli contro il 48,7 per cento di contrari tra gli intervistati che si schierano. La corsa è quindi estremamente serrata.
Sabato 29 agosto gli islandesi decideranno effettivamente su questa questione. Non si tratta però ancora di un'adesione all'UE. Il voto riguarda soltanto se l'Islanda debba riprendere i negoziati di adesione con l'Unione europea. Un trattato di adesione negoziato in seguito dovrebbe essere approvato in una seconda votazione popolare.
Corsa serrata prima del referendum
L'ultimo sondaggio è stato condotto da Maskína tra il 21 e il 25 agosto su 1019 persone. Gli intervistati sono stati scelti da un panel che, secondo l'istituto, viene composto in modo casuale a partire dal registro della popolazione islandese. Le risposte sono state ponderate per sesso, età, luogo di residenza e livello di formazione.
Tra chi ha indicato una scelta, il 51,3 per cento intende votare a favore della ripresa dei negoziati, il 48,7 per cento contro. Nel precedente sondaggio Maskína del 13 agosto il rapporto era ancora di 52,2 a 47,8 per cento. Il vantaggio dei favorevoli si è quindi ulteriormente ridotto.
Difficilmente si può dunque parlare di una maggioranza chiara. Con uno scarto di appena 2,6 punti percentuali, le incertezze dei sondaggi, gli indecisi e una diversa mobilitazione dei due schieramenti potrebbero risultare decisivi. Il sondaggio è un'istantanea e non una previsione del risultato del voto.
È inoltre degno di nota che il voto attuale ponga una domanda delimitata con precisione. Il governo non vuole far votare subito su un'adesione all'UE, ma prima sulla ripresa del processo negoziale. La prima ministra Kristrún Frostadóttir ha dichiarato in Parlamento che l'Islanda aderirebbe all'UE solo dopo due votazioni popolari: prima sulla ripresa del processo e più tardi su un trattato di adesione negoziato.

L'Islanda conosce già i negoziati con l'UE
Il possibile cambio di rotta non è del tutto nuovo. L'Islanda aveva già presentato una domanda di adesione all'UE nel 2009. I negoziati di adesione sono iniziati nel 2010 e sono stati congelati dopo un cambio di governo nel 2013. A quel punto erano stati aperti 27 dei 33 capitoli negoziali di merito e undici erano stati chiusi provvisoriamente.
Nel 2015 l'allora governo islandese ha comunicato all'UE che l'Islanda non doveva più essere considerata un Paese candidato. La domanda stessa non è però mai stata ritirata formalmente. Il governo islandese sottolinea che la Commissione europea ha confermato la perdurante validità della domanda.
Ora la popolazione deve decidere se riprendere il processo interrotto allora. Il referendum nasce da un'iniziativa della coalizione di socialdemocratici, Partito della riforma e Partito popolare, al governo dalla fine del 2024. Il Parlamento islandese ha deciso lo svolgimento della votazione il 28 maggio 2026.
Già oggi strettamente legata all'UE
Per l'Islanda, un'eventuale adesione all'UE non significherebbe il passaggio da una posizione ampiamente indipendente a una piena integrazione nel mercato europeo. Il Paese è già strettamente legato all'UE.
L'Islanda fa parte dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) ed è integrata nel mercato interno europeo attraverso lo Spazio economico europeo (SEE). Il Paese fa inoltre parte dello spazio Schengen. Tramite il SEE, l'Islanda recepisce una parte considerevole delle norme UE rilevanti per il mercato interno, ma non dispone di diritto di voto nelle istituzioni dell'UE.
Proprio qui sta uno degli argomenti dei sostenitori di un'adesione: l'Islanda recepisce già numerose norme europee, ma al momento della loro adozione definitiva non ha voce nel Parlamento europeo né un seggio nel Consiglio dell'UE. Un'adesione cambierebbe radicalmente questa partecipazione politica.
Dall'altra parte c'è la questione della sovranità nazionale. In Islanda la pesca è un tema particolarmente sensibile. Il controllo sulle proprie risorse ittiche ha per il Paese un'importanza non solo economica, ma anche storica e politica. La pesca era già un punto centrale di contrasto durante i precedenti negoziati di adesione.
Islanda e Svizzera: simili, ma non uguali
Il paragone con la Svizzera viene spontaneo. Entrambi i Paesi non sono membri dell'UE e sono strettamente legati all'Unione sul piano economico. I modelli istituzionali si differenziano però nettamente.
Tramite il SEE, l'Islanda è in linea di principio integrata nel mercato interno dell'UE. La Svizzera ha invece puntato su una cooperazione settoriale tramite accordi bilaterali. Ha respinto l'adesione al SEE nella votazione popolare del 6 dicembre 1992 con il 50,34 per cento di no.
La via bilaterale è stata ampliata gradualmente negli ultimi decenni. Permette alla Svizzera di partecipare al mercato interno dell'UE in determinati settori senza essere membro del SEE. Tra gli ambiti centrali figurano, tra gli altri, la libera circolazione delle persone, i trasporti terrestri e aerei e il riconoscimento reciproco di determinati requisiti dei prodotti.
Anche questa relazione è attualmente in trasformazione. La Svizzera e l'UE hanno firmato il nuovo pacchetto «Bilaterali III» il 2 marzo 2026. A marzo il Consiglio federale ha adottato il relativo messaggio all'attenzione del Parlamento. Il pacchetto intende stabilizzare e sviluppare le relazioni bilaterali e prevede, tra l'altro, nuovi accordi nei settori dell'elettricità, della salute e della sicurezza alimentare.
Il paragone con l'Islanda non va quindi spinto troppo in là. Islanda e Svizzera seguono modelli diversi di integrazione europea. Mentre l'Islanda partecipa al mercato interno tramite il SEE, la Svizzera punta su un accesso bilaterale organizzato per settori.
Cosa potrebbe significare un sì in Islanda per la Svizzera
Un sì alla ripresa dei negoziati dell'Islanda con l'UE non avrebbe conseguenze giuridiche dirette per la Svizzera. Gli accordi della Svizzera con l'UE non ne sarebbero toccati.
Sul piano politico il voto sarebbe comunque interessante. L'Islanda sarebbe un ulteriore esempio di un piccolo Stato europeo che rivaluta i propri stretti legami economici e giuridici con l'UE. Non si tratta solo di questioni economiche. Anche la situazione geopolitica, la guerra in Ucraina e la crescente importanza strategica dell'Atlantico settentrionale hanno cambiato il dibattito in Islanda.
Per la Svizzera è interessante soprattutto che l'Islanda si trovi davanti a una decisione pur essendo già strettamente integrata nel mercato interno europeo tramite il SEE. Ciò mostra al tempo stesso il limite del paragone: le condizioni politiche, economiche e istituzionali dei due Paesi sono diverse.
Un sì islandese non sarebbe quindi la prova che il SEE o la via bilaterale della Svizzera siano falliti. Né un no dimostrerebbe che i modelli esistenti sono fondamentalmente superiori.
Solo l'inizio di una possibile adesione all'UE
Anche un sì il 29 agosto non porterebbe automaticamente a un'adesione all'UE. Sarebbe anzitutto un mandato per riprendere i negoziati. Il governo islandese ritiene che, con la disponibilità di entrambe le parti, i colloqui potrebbero concludersi in circa 18-24 mesi.
In seguito la popolazione dovrebbe decidere di nuovo. Solo se anche questo secondo passo si concludesse con un sì, l'Islanda potrebbe diventare effettivamente membro dell'Unione europea.
Il sondaggio attuale mostra quindi soprattutto una cosa: l'Islanda si trova alla vigilia di una decisione di principio sul passo successivo, non sull'adesione all'UE in quanto tale.
Con il 51,3 contro il 48,7 per cento, a pochi giorni dal referendum la corsa è aperta. Se gli islandesi apriranno la porta a nuovi negoziati di adesione o proseguiranno la propria via al di fuori dell'UE si deciderà il 29 agosto.


