
Domenica di voto 2026: cosa significa il doppio no
Entrambe le iniziative falliscono in tutti i cantoni. Il risultato protegge il margine di manovra politico, senza però chiudere i dibattiti.
La domenica di voto del 2026 si chiude con due no netti. Il 27 settembre la Svizzera ha detto due volte chiaramente no. Sia l'iniziativa sulla neutralità sia quella sull'alimentazione falliscono davanti alla maggioranza del popolo e a quella dei cantoni. Notevole non è soltanto l'entità del rifiuto, ma anche la sua compattezza geografica: nessuno dei due progetti ottiene la maggioranza in un cantone.
I risultati finali ufficiali provvisori mostrano dunque uno schema chiaro. Gli aventi diritto di voto non mettono fondamentalmente in discussione né la neutralità né la sicurezza alimentare. Respingono però due modelli costituzionali che avrebbero fortemente limitato il margine di manovra politico e sancito in modo vincolante obiettivi ambiziosi.
I risultati in sintesi
L'iniziativa sulla neutralità raggiunge il 29,85 per cento di sì e il 70,15 per cento di no. 789'130 persone approvano, 1'854'767 respingono il progetto. La partecipazione al voto è del 47,06 per cento.
Nell'iniziativa sull'alimentazione il no è ancora più netto: al 27,48 per cento di sì si contrappone il 72,52 per cento di no. Ciò corrisponde a 723'142 voti favorevoli e 1'908'368 contrari. La partecipazione è del 47,03 per cento.
Entrambe le iniziative sono respinte da tutti i cantoni. Trattandosi di modifiche costituzionali, sarebbero state necessarie sia la maggioranza del popolo sia quella dei cantoni. Entrambe le soglie non vengono raggiunte.
Neutralità: un no alla sua iscrizione in Costituzione, non alla neutralità
L'iniziativa sulla neutralità intendeva ancorare esplicitamente nella Costituzione federale la neutralità perpetua e armata. Chiedeva inoltre di limitare fortemente la collaborazione con alleanze militari e di difesa. Le sanzioni contro Stati belligeranti sarebbero state escluse per principio, a meno che fossero state decise dal Consiglio di sicurezza dell'ONU o servissero a impedire operazioni di aggiramento.
Con il no rimane in vigore l'ordinamento attuale. La Svizzera resta neutrale, ma il Consiglio federale e il Parlamento conservano un margine di manovra nella concreta attuazione della politica di neutralità. Possono continuare a decidere caso per caso su sanzioni, cooperazione in materia di politica di sicurezza e collaborazione con partner internazionali.
Il risultato non va quindi inteso come un mandato ad adottare il più spesso possibile sanzioni o ad avvicinarsi militarmente. È piuttosto una decisione contro una regola costituzionale rigida che avrebbe vincolato i futuri governi indipendentemente dalla situazione di sicurezza.
Politicamente il verdetto rafforza il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento. Entrambi avevano messo in guardia dalla perdita di flessibilità in materia di politica estera e di sicurezza. Per il comitato d'iniziativa attorno a Pro Schweiz e per esponenti dell'UDC, invece, il rifiuto su tutto il territorio è una netta sconfitta. Il dibattito sulla credibilità della neutralità dovrebbe comunque proseguire, soprattutto in caso di nuove guerre, sanzioni o questioni relative all'ordine di sicurezza europeo.
Alimentazione: consenso sugli obiettivi, dubbi sullo strumento
L'iniziativa sull'alimentazione univa sicurezza dell'approvvigionamento, politica ambientale e comportamenti di consumo. Mirava a un grado di autosufficienza netta di almeno il 70 per cento, a orientare maggiormente la produzione verso alimenti di origine vegetale e a rendere più vincolanti gli obiettivi ambientali per acqua, suoli e biodiversità. Gli obiettivi dovevano essere raggiunti entro dieci anni.
Il Consiglio federale e il Parlamento hanno criticato soprattutto la combinazione di un obiettivo elevato, un termine breve e interventi di vasta portata. A loro giudizio lo Stato avrebbe dovuto governare maggiormente produzione, commercio e consumo. Il Parlamento ha raccomandato il rifiuto dell'iniziativa senza controprogetto.
Il chiaro no non elimina i problemi di fondo. La Svizzera resta dipendente dall'estero per mangimi, fertilizzanti, energia e numerosi generi alimentari. Al tempo stesso agricoltura e politica sono sotto pressione per proteggere meglio acqua potabile, suoli e biodiversità.
È stato quindi respinto meno l'obiettivo di un approvvigionamento resistente alle crisi che la via proposta per raggiungerlo. In futuro non ci sarà né un nuovo obiettivo del 70 per cento in Costituzione né un piano decennale vincolante per una produzione più vegetale. I miglioramenti dovranno ora passare attraverso la politica agricola, ambientale e commerciale esistente.
Che cosa hanno in comune i due no
Entrambi i progetti affrontavano incertezze reali. L'iniziativa sulla neutralità rispondeva a una situazione internazionale di sicurezza più tesa e alla controversia sulle sanzioni. L'iniziativa sull'alimentazione metteva al centro la resistenza dell'approvvigionamento alle crisi e i limiti ecologici di carico.
La maggioranza, tuttavia, non ha accettato queste descrizioni dei problemi come giustificazione per ampi mandati costituzionali. È il messaggio comune più importante della domenica di voto: gli aventi diritto di voto vogliono conservare il margine di manovra e preferiscono soluzioni politiche graduali a prescrizioni rigide.
Anche la partecipazione moderata, attorno al 47 per cento, rientra nella lettura. È nell'ordine di grandezza di molte votazioni federali. Il risultato è abbastanza netto da rendere chiaro che non sono state né maggioranze risicate né singole regioni a fare la differenza.
Le decisioni cantonali
Oltre alle due iniziative federali, sono stati sottoposti al voto venti oggetti cantonali. Nove sono stati accettati e undici respinti. A questi si sono aggiunte tre domande di spareggio.
- Zurigo respinge la modifica della legge sul personale docente (40,76 per cento di sì) e accoglie il progetto sull'autodeterminazione al termine della vita negli ospedali e nelle case per anziani (68,11 per cento).
- Berna respinge l'iniziativa sull'istruzione (40,07 per cento di sì).
- Lucerna accoglie l'iniziativa sulla violenza dei tifosi (52,82 per cento) e il controprogetto (74,76 per cento). Alla domanda di spareggio si impone il controprogetto con il 58,84 per cento. Sono pure accettati orari di apertura prolungati per i negozi senza personale (55,18 per cento), la promozione della piazza economica (65,06 per cento) e l'ampliamento della scuola cantonale di Reussbühl (67,62 per cento).
- Basilea Città respinge l'iniziativa contro i teppisti (35,68 per cento di sì) e il centro di raccolta previsto (13,15 per cento).
- Basilea Campagna respinge sia l'iniziativa sul prelievo sul plusvalore (31,75 per cento di sì) sia il controprogetto (43,87 per cento). La domanda di spareggio è quindi priva di oggetto.
- Sciaffusa respinge l'iniziativa sulla fluidità del traffico (46,74 per cento di sì) e il controprogetto (46,31 per cento). Anche qui la domanda di spareggio è priva di oggetto.
- I Grigioni dicono no al diritto di voto a 16 anni (32,58 per cento di sì).
- Vaud accoglie l'iniziativa per la riduzione delle imposte a favore del ceto medio (53,14 per cento).
- Ginevra approva la contraccezione gratuita (58,46 per cento) e un credito per progetti transfrontalieri (56,78 per cento). Sono respinti l'acquisto agevolato dell'abitazione da parte degli inquilini (36,48 per cento di sì) e il finanziamento della HES-SO (41,48 per cento).
I risultati cantonali mostrano un quadro più differenziato delle votazioni nazionali. Progetti e riforme chiaramente definiti hanno potuto conquistare maggioranze. Pacchetti globali o modifiche istituzionalmente controverse hanno avuto più difficoltà.
Vincitori, perdenti e questioni aperte
Tra i vincitori politici figurano il Consiglio federale e il Parlamento. La loro argomentazione, secondo cui entrambe le iniziative andavano troppo oltre e limitavano il margine di manovra dello Stato, ha trovato ampio sostegno. Ne risultano rafforzate anche quelle forze che vogliono sviluppare la politica di neutralità e quella agricola attraverso leggi e misure concrete e puntuali.
I comitati d'iniziativa subiscono invece sconfitte nette. Hanno comunque posto temi che non scompaiono: fin dove può spingersi la Svizzera con le sanzioni? Quanto stretta deve essere la sua cooperazione in materia di politica di sicurezza? Come si può garantire l'approvvigionamento in caso di crisi senza regolamentare eccessivamente consumo e produzione? E come si raggiungono gli obiettivi ambientali dell'agricoltura?
Le risposte non saranno dettate da nuovi articoli costituzionali. Dovranno essere negoziate in Parlamento, nelle ordinanze e in future riforme.
Che cosa succede concretamente ora
Sul piano giuridico non cambia nulla a livello federale. Le due modifiche costituzionali proposte non entrano in vigore. Il Consiglio federale conserva la competenza esercitata finora di adeguare la politica di neutralità alla situazione, nel quadro del diritto internazionale e costituzionale. In materia di alimentazione continuano a valere le disposizioni costituzionali e le leggi esistenti.
Politicamente il risultato potrà essere letto come un mandato a soluzioni pragmatiche e chiaramente delimitate. Chi, dopo questa domenica di voto, vorrà avviare riforme dovrà spiegare con maggiore precisione quali strumenti sono necessari, quali costi comportano e dove si collocano i limiti degli interventi statali.
Conclusione
Il 27 settembre 2026 si chiude con un no doppio e compatto in tutto il Paese. La Svizzera resta fedele alla neutralità e all'obiettivo di un'alimentazione sicura, ma rinuncia a rigide ricette costituzionali.
Il risultato protegge il margine di manovra politico e trasferisce quindi anche una responsabilità. Il Consiglio federale e il Parlamento non possono limitarsi ad archiviare le due iniziative come concluse. La situazione di sicurezza, la dipendenza dalle importazioni e i carichi ambientali permangono. Dopo il chiaro no inizia perciò la fase più difficile: sviluppare soluzioni concrete in grado di ottenere una maggioranza.
Ulteriori informazioni
Lo sviluppo cronologico della giornata è documentato nel live ticker di JournalPlus. I dettagliati risultati ufficiali della Confederazione sono consultabili nel dashboard delle votazioni.



