
Verbale segreto ai media – il Tribunale federale denuncia ignoti
Un verbale riservato da Losanna è diventato pubblico. La denuncia è contro ignoti – e apre un conflitto di principio tra segreto d'ufficio e protezione delle fonti.
Il Tribunale federale svizzero ha presentato una denuncia penale contro ignoti per la trasmissione di un verbale di seduta riservato. Tamedia aveva riferito del contenuto del documento, relativo a una discussione interna presso la massima corte. Il caso tocca due beni giuridici che in una democrazia entrano regolarmente in collisione: la riservatezza delle deliberazioni delle autorità e il compito dei media di rendere visibili questioni di interesse pubblico.
La denuncia non è diretta contro Tamedia
La precisazione più importante arriva subito: secondo le informazioni disponibili, la denuncia penale è contro ignoti. Non si tratta dell'accertamento che Tamedia o singoli giornalisti abbiano commesso un reato. Ora le autorità di perseguimento penale competenti devono chiarire se sia stato violato il segreto d'ufficio, chi avesse accesso al verbale e in che modo questo sia giunto all'esterno.
All'origine c'è un articolo che citava il verbale riservato di una seduta plenaria del tribunale. Il tema era dunque il rapporto tra i giudici federali Beatrice van de Graaf e Yves Donzallaz. Al di là del contenuto del confronto interno, si pone così la questione di principio su come un tribunale gestisca informazioni che provengono dalle sue deliberazioni non pubbliche.
Che cosa protegge il segreto d'ufficio
L'articolo 320 del Codice penale svizzero protegge i segreti che sono stati confidati a una persona titolare di una funzione pubblica oppure di cui essa è venuta a conoscenza nell'esercizio della propria funzione. Rivelare un simile segreto senza autorizzazione può essere punibile. L'obbligo di segretezza può persistere anche dopo la cessazione dalla carica. Se tutte le parti di un verbale di seduta costituiscano effettivamente un segreto penalmente protetto dipende però dal contenuto concreto, dalla cerchia degli aventi diritto e dall'interesse pubblico.
Una denuncia penale avvia un esame; non prova né la paternità del fatto né la colpevolezza. Per il pubblico questa differenza è centrale, perché la formula «il Tribunale federale denuncia Tamedia» distorcerebbe i fatti. Il tribunale reagisce alla fuga di notizie. Allo stato attuale non è noto chi abbia diffuso il documento.

Il diritto dei media fissa limiti propri
In Svizzera i giornalisti godono di una protezione legale delle fonti. A determinate condizioni possono rifiutarsi di deporre sui propri informatori. Questa protezione non è illimitata, ma serve a permettere di indagare su abusi senza dover rivelare automaticamente le fonti. Allo stesso tempo il diritto penale protegge le informazioni interne degli organi statali.
La ponderazione degli interessi è delicata. I tribunali devono poter deliberare apertamente al loro interno senza che ogni argomento non ancora maturo diventi immediatamente pubblico. La riservatezza protegge quindi il processo decisionale e anche le persone coinvolte. Viceversa, una pubblicazione può essere legittima se rende visibili problemi istituzionali, conflitti di potere o questioni relative all'indipendenza della magistratura.
Il fatto che un media citi un documento non risponde ancora alla domanda se ogni passaggio pubblicato fosse giornalisticamente necessario. Allo stesso modo, la riservatezza di un documento non implica che il suo contenuto non possa mai essere di interesse pubblico. Determinanti sono il contesto, la rilevanza e la proporzionalità.
Il Tribunale federale è esso stesso sotto pressione sulla trasparenza
La massima corte non decide soltanto su controversie di trasparenza di altre autorità; deve motivare anche la propria apertura. In una controversia sull'accesso relativa all'ambito in questione, il Tribunale federale si è occupato della consegna di documenti e dei limiti del principio di pubblicità. Tali procedimenti mostrano che trasparenza istituzionale e deliberazione protetta non sono opposti risolvibili con una soluzione semplice.
Per la fiducia nella giustizia conta ora una procedura corretta. Le autorità inquirenti devono chiarire in modo indipendente chi era tenuto alla segretezza. Il Tribunale federale dovrebbe al contempo spiegare quali informazioni sono protette e per quale motivo. E i media devono rendere comprensibile in che cosa consista l'interesse pubblico della loro pubblicazione, senza rivelare le fonti.
Il caso è quindi più di una ricerca su una fuga di notizie. Diventa un test per verificare se giustizia, perseguimento penale e media riescano a svolgere i rispettivi ruoli senza pregiudizi e senza usare la riservatezza come protezione generalizzata dal controllo pubblico.


